Luci ed ombre dell’adozione mite

Marilina Miacola

Lo strumento giuridico inventato dal Tribunale dei Minori di Bari potrebbe essere solo un palliativo

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La “sperimentazione” barese dell’adozione mite voluta dal Presidente del Tribunale dei minori di Bari Occhiogrosso intende salvaguardare l’interesse prioritario del minore in una prospettiva innovativa rispetto a quella sancita dalla precedente legislazione. Ma come tutte le novità non tarda a far scontrare pareri divergenti questo tipo di adozione, nonostante la sua sorprendente affermazione, che ha visto altri tribunali adottare lo stesso provvedimento anche se con una differenza nominalista.

A detta di Alessandro Fucili, responsabile di Loretobambini.it e direttore del Ce.I.S. di Ancona onlus, il problema dei tanti casi di minori che restano nel limbo dell’affido deve essere risolto alla radice, ovvero non serve trovare altri strumenti e il Tribunale dei Minori sa già come muoversi. Il problema, dunque, non è adottare un nuovo strumento giuridico, quanto risolvere l’attuale realtà delle Corti d’appello, laddove i magistrati ordinari con altre competenze seguono la materia minorile in termini riempitivi.

Accade così che in Corte d’appello il minore diventa oggetto della contesa e non soggetto di diritto, come potrebbe esserlo se invece venissero istituite delle apposite sezioni specializzate solo in diritto minorile. “Le questioni rilevanti sono essenzialmente due”, dice Alessandro Fucili, “in primis, perché non proporre da subito l’adozione a quelle coppie che accolgono un minore in affido e che poi non si trovano d’accordo nell’accettare una prospettiva diversa? E in secondo luogo, se il minore fosse dato in affido la famiglia d’origine avrebbe diritto all’accesso agli atti. Con il passaggio all’adozione, invece, ciò non è una garanzia per il minore”.

“Il legislatore nella L. 149/01”, continua Fucili, “stabilisce che all’adottato non va data comunicazione delle proprie origini se non dopo il 25° anno di età. Alla luce delle indicazioni dettate dalla legge come tutto ciò è possibile con l’adozione mite?”. Fucili e lo staff di Loretobambini.it hanno presentato alla Commissione bicamerale d’infanzia una proposta dialettica: la sezione minori non deve, secondo loro, essere collocata nel contesto del Tribunale Ordinario, ma devono essere istituite apposite colonne specializzate con più sedi: pluricorti d’Appello con magistrati onorari plurispecializzati.

Quindi, il nuovo orientamento dell’adozione mite alimenta dibattiti, studi , riflessioni. Ma l’adozione mite, alla quale la Corte riconosce dignità identica a quella dell’adozione tradizionale, cerca di risolvere tanti casi irreversibili, quando risulta impraticabile il rientro in famiglia di origine. E dunque, la soluzione ad hoc, secondo la magistratura barese, per rispondere al fenomeno delle “zone grigie dell’abbandono” è quella di utilizzare l’affido familiare sia in fase transitoria per il minore nella prospettiva del rientro in famiglia, sia in quella del passaggio verso l’adozione.
La giurisprudenza minorile barese intende, quindi, definire e sanare le situazioni dei minori in affidamento familiare senza fine.

Ma ciò che ribadisce Fucili è che, una volta decretato l’abbandono, il Tribunale dei Minori  dovrebbe procedere immediatamente con l’adozione definitiva: in tal modo il minore verrebbe legittimato dalla famiglia adottiva. “Spesso”, conclude Fucili, “l’adozione mite non è altro che una toppa all’affido familiare sine die. Un’adozione nazionale, dove però la famiglia d’origine sa dove andrà il proprio figlio, e anche un decreto di stato d’abbandono controfirmato dai genitori naturali in cambio del mantenimento del rapporto con i figli.

Tuttavia, i nuovi cambiamenti posti in essere dalla società contemporanea sono tali che necessitano non più un unico modello, ma di svariati strumenti di tutela che rispondano al meglio alle problematiche minorili, non dimenticando il principale protagonista di questa realtà: il minore”.

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