La casa delle Fiabe intrecciate

Onofrio Schino

Uno spettacolo per riportare a teatro anche le nuove generazioni

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Mettere in scena uno spettacolo teatrale che riesca a divertire in contemporanea genitori e figli non è mai semplice, soprattutto nell’era di Internet e della televisione, ma sforzi, dedizione, e specialmente la passione e l’amore per la sacra polvere del palcoscenico possono fare anche questo.
È il caso dello spettacolo messo in scena presso il Teatro Abeliano di Bari dal titolo “La casa delle fiabe intrecciate”, commedia scritta e diretta da Vito Signorile, e destinata ad un pubblico giovane ma che strizza l’occhio anche a chi ha qualche anno in più, perché il repertorio favolistico si addice a chiunque.
La commedia, così come si evolve, dà vita ad un mix di favole, storie vere e non, e personaggi che hanno tutti un non meglio definito appuntamento presso la “casa delle fiabe intrecciate” e dove, chi prima, chi dopo, giungono per raccontare la propria storia e condividerla con il pubblico.

E così troviamo Pulcinella, vero e proprio mattatore della scena, intento nel disperato tentativo di conquistare l’amore della sua “scosciona” Palombella, Biancaneve con il suo principe azzurro, e la coppia Piripicchio e Picchiatella, alle prese con tutti i loro trucchi e peripezie: lo spettacolo, molto bene articolato, va avanti tra giochi di prestigio e duelli d’amore tra Pulcinella e i suoi vari antagonisti, il tutto nel tentativo di coinvolgere anche il pubblico, in particolare quello dei più giovani che gradiscono i trucchetti dei protagonisti.
Un’analisi particolare merita tutto il Cast.

“La casa delle Fiabe intrecciate” sembra, in questo senso, allontanarsi un attimo dai fasti della tradizione culturale del Teatro Abeliano, specialmente verso la scelta degli attori: se, da un lato, possiamo annotare con successo l’interpretazione di un ispiratissimo Enzo Vacca (nei panni di Pulcinella), non si può dire purtroppo altrettanto di altri personaggi che sembrano apparire non molto a proprio agio con i ritmi e i tempi tipici del teatro.
Ciò che emerge ulteriormente, ed è anche questo un punto dolens, è forse lo scarso spazio concesso a giovani attori particolarmente meritevoli, sui quali spicca l’attrice che dà il volto a Picchiatella, che sembra dotata di buona stoffa, ma che risulta essere relegata in un ruolo secondario che non le concede il giusto riconoscimento.
Vito Signorile, regista dello spettacolo ma anche e soprattutto direttore dell’Abeliano, è e resta uno dei più importanti artefici della produzione culturale barese: a lui, infatti, si deve il successo di alcuni tra i più noti e fecondi protagonisti del teatro (e non solo) della nostra città, ma anche in questo caso sembra che nell’ultimo periodo si stia verificando una pericolosa inversione di tendenza.
La speranza è che Signorile, “deus ex machina” dell’Abeliano non voglia rispondere a logiche economiche, opportunistiche e clientelari, ma voglia tornare a perseguire azioni di crescita e sviluppo culturale nell’interesse del pubblico barese.
Ma soprattutto, così come auspicato alla fine della commedia dal divertentissimo Pulcinella, perché le famiglie non spengono una volta in più il televisore e non scelgono di godersi uno spettacolo teatrale che diverta grandi e piccini insieme?

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