Sui passi (perduti) della Storia – XI puntata – Bari ab origine

Un piccolo genio alato la simboleggia da tempo immemorabile
Percorrendo strada Palazzo di città, che alcuni conosceranno perché vi campeggia la Chiesa di S. Anna, altri per i locali notturni, altri ancora per l’ottima focaccia del famoso panificio “Fiore”, da un angolino accanto alla farmacia sbuca un oggetto non ben identificato. Di forma rettangolare e sorretto da due lastroni che richiamano alla mente le zampe di un leone, ha tutta l’aria di essere un antico sarcofago, poi riutilizzato. Anche se oggi viene impropriamente impiegato come porta fiori, o meglio porta piante, in passato poteva trovarvi alloggio una fontana ormai in disuso, sebbene non ci siano tracce di quella che doveva essere la bocchetta da cui sgorgava l’acqua.
Non si tratta di un’ipotesi fantasiosa o azzardata, dal momento che il riutilizzo di sarcofagi non è inusuale. Ne abbiamo alcuni esempi a Roma, uno tra tutti la fontana–sarcofago che si trova all’inizio del percorso archeologico dell’Appia antica, provvista persino di poggiatesta e lastra superiore con una coppia di defunti. Tornando al nostro oggetto misterioso, nella parte centrale si trova un tondo in cui è raffigurato un putto alato, munito di arco e freccia, che cavalca le onde su una piccola barca. Questo tipo di iconografia non è casuale ed è abbastanza ricorrente e significativa per la città di Bari. Infatti rievoca una delle svariate interpretazioni che storici e studiosi hanno dato, negli anni, al toponimo della nostra città.
Già a partire dal V secolo d. C. abbiamo la testimonianza del grammatico Stefano Bizantino, che redasse un lessico geografico intitolato “Etnica”. Tra i nomi stranieri derivanti dai toponimi del mondo antico, annoverava “Baris” col significato di città, accostato all’ etnico “Barites”. Egli ricorda anche che, secondo lo scrittore Posidippo (III secolo a.C) Baris significava “casa”, mentre secondo lo storico Eforo (IV secolo a.C.) “insieme di case”.
Nei linguaggi orientali, invece, il vocabolo era usato con l’accezione di “fortezza”, come rilevò Emanuele Mola, citando lo studio dello scrittore Michele Garruba (Bari, 1884). “Essendosi da’ Iapigi edotta in questo lido una colonia guerriera e militare… forse la città da essi fondata, come ben munita di rocche e di doppie mura, “bareij” con orientale denominazione fu appellata per denotare precisamente la sua fortezza e la sua gloria in guerra… Vè chi dice che potrebbe anche derivare dal vocabolo usato dai Greci per indicare la nave… fra le diverse opinioni sull’origine del nome Bari, preferiamo quella dedotta dalla greca voce “barks” che significa “nave”: la quale opinione viene affiancata dalla greca epigrafe impressa su le antiche monete baresi, le quali presentano un rostro, ed all’incontro le parole BAPI, BAPIN, BAPINON</strong>; con che si volle alludere a’navigli che trasportarono a’nostri lidi gli antichi Japigi.”
A sostegno dell’ipotesi che il nome di Bari derivi dal vocabolo usato dai greci per indicare la nave, qualche storico addusse il fatto che le antiche monete della città recavano impressa, sul rovescio, la prua di un’imbarcazione con genio alato nell’atto di scoccare un dardo, con un delfino al di sotto e la scritta “BAPI” o “BAPINON”. Sul diritto, invece, figurava il profilo di Giove. Lo stesso simbolo fu introdotto nella composizione fantastica che, nel secolo scorso, il comune talvolta adottò come stemma della città.
Ad esempio, un manifesto fatto affiggere dal sindaco nel 1872 per rendere pubblicamente noto il regolamento delle vetture da piazza, era sormontato dal medesimo disegno, affiancato da due putti. Anche Palazzo Fizzarotti a Bari è ornato, nella parte superiore , da un tondo che riprende la stessa iconografia del putto alato, con arco e freccia, su una barca. Antonio Beatillo, invece, nella “Historia di Bari” scriveva che fu il figlio di Dedalo, Japige, giunto nella nostra città con una nave, ad imporle quel nome che significava, appunto, nave (è ormai accertato che quella di Japige è una favola scaturita dalla errata interpretazione di un brano di Plinio, mentre gli storici affermano che Bari fu fondata dagli Illiri tra il 1600 e il 1150 ed ampliata dagli Elleni tra il 1150 e il 600 a. C.). Altri ancora, come Armando Perotti, ritengono che “bar” o “var” indicasse il fiume che, in età protostorica, bagnava Bari o la valle in cui esso scorreva.
Quello di oggi resta solo uno degli esempi di come Bari, se interrogata, ci parla della sua storia attraverso piccoli indizi sparsi all’interno stesso della città. In casi come questi è bene che la curiosità non sia solo femmina, ma prenda le sembianze di cittadini e cittadine baresi, che si appassionino alla loro città e ne parlino non solo per gli episodi di cronaca o bullismo.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!






Affitti a Bari, quasi 500 euro al mese per 80 metri quadrati: pesa il 28% del reddito