Udu Bari: “Vogliamo lo statuto dei diritti degli studenti”

Danilo Calabrese

Da lunedì avvieranno una serie di incontri, banchetti e assemblee per allargare la partecipazione studentesca e dei docenti

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L’Unione degli universitari di Bari chiede a gran voce uno statuto dei diritti. Una carta che fornisca regole dettagliate e condivise, ma soprattutto che tuteli gli studenti dalle inefficienze, i ritardi, i soprusi e le discriminazioni, che ogni giorno si consumano all’interno dell’Università degli studi di Bari. Accade più spesso di quanto si pensi, infatti, di doversi trovare di fronte a esami svolti a porte chiuse o di essere penalizzati per la mancata pubblicazione degli appelli d’esame.
  
Il testo, composto da 97 articoli e suddiviso in 13 titoli, è stato redatto, sotto l’impulso del Ministro Mussi, dagli stessi membri dell’Udu di Bari, che hanno preso spunto dall’ordinamento di recente approvato dal CNSU (Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari), organo consultivo del Ministero dell’Università e della Ricerca. “Ci siamo ispirati anche alla Carta dei diritti e dei doveri della comunità universitaria della Facoltà di Architettura di Valle Giulia della Sapienza accolta nel 2003”, dice Claudio Riccio. In realtà, questa buona norma viene praticata anche in altre università italiane, come a Pavia e Siena, senza citare quelle del nord Europa. 

E forse l’Università di Bari ne avrebbe bisogno più di tante altre. Qualche sforzo dall’alto, però, sta cercando di cambiare alcune pratiche poco ortodosse, largamente documentate negli ultimi tempi, come Parentopoli o la compravendita di esami. “Il codice etico proposto dal nuovo Rettore Petrocelli”, afferma Giuseppe Mongelli, “è un primo passo, ma è più politico che sostanziale. Il nostro statuto vuole essere uno strumento strutturale”. 

In evidenza l’articolo 21 del testo, nel quale viene scritto in modo esplicito che “gli studenti hanno diritto ad almeno otto appelli ordinari all’anno”, cosa per niente scontata. “Più volte vengono praticate differenze di trattamento tra studenti”, afferma Francesca Russi, “proprio perché in alcune materie ce ne sono di meno di appelli all’anno”. E ancora. Nell’articolo 24 viene sancito il diritto di ogni studente “a sostenere la prova d’esame in ogni sessione e in tutti gli appelli. E’ fatto divieto di verbalizzare eventuali bocciature”. Un aspetto del tragitto universitario che potrebbe sembrare secondario, ma che, a dire dei rappresentanti dell’Udu, non lo è affatto. “Noi siamo contrari alla verbalizzazione”, ha spiegato Giuseppe Mongelli, “perchè applicata in maniera discrezionale. Alcuni la utilizzano solo a fini statistici, altri per far saltare l’appello successivo agli studenti e altri ancora, invece, non la adottano. E parliamo di professori della stessa materia”.

Come ovvio, si vengono a creare automatismi discriminativi nei confronti dei ragazzi. “E’ allo stesso modo rilevante”, continua Mongelli, “l’art. 59, in cui chiediamo il riconoscimento degli studenti a tempo parziale, cioè tutti coloro che per motivi professionali o altro non possono frequentare gli studi in maniera continua”. Per loro è previsto l’esonero dall’obbligo di frequenza e una dilazione del programma, come già avviene al Politecnico di Bari, che provvede anche a uno spazio aperto nelle ore notturne. “L’aula Mostra progetti”, dichiara Claudio Riccio, “rimane aperta al pubblico fino all’una, le due di notte. Fino all’anno scorso restava aperta tutta la notte per esigenze di studio degli studenti”.

L’Udu da lunedì avvierà una serie di banchetti informativi e assemblee nelle facoltà baresi per allargare il più possibile la partecipazione studentesca. Per lo stesso motivo lo statuto dei diritti è stato pubblicato sul sito web www.udubari.it in modo da poter essere discusso, ma soprattutto modificato on line. Poi, la palla passerà al Senato accademico, dove, però, sarà particolarmente difficile far approvare la proposta. “E’ vero”, ammette Riccio, “ma noi puntiamo molto sulle assemblee pubbliche. Sarà lì che coinvolgeremo tutti, anche i professori in questo processo necessario”. “E’ certamente solo un punto di partenza”, conclude Francesca Russi, “ma crediamo sia possibile riuscire a vincere questa battaglia”.   

 

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