Bari e Roma: la sinistra evanescente

In crisi profonda un’intera generazione politica
Se Massimo D’Alema non le manda a dire e apertamente prende le distanze, con la spocchia e la trattenuta arroganza che gli sono proprie sin dai tempi in cui era responsabile della FGCI, da Diliberto (soprattutto) e da Giordano (un po’ meno), qui a Bari non possiamo lamentarci affatto e fra Francesco Boccia, ex assessore all’economia del Comune di Bari e Sabino de Razza di Rifondazione, analogamente sbocciano scintille sul salario d’ingresso e sul fatto che l’amministrazione comunale non intende riproporre per il futuro uno strumento che, forse, non sta mantenendo quello che ha promesso.
A Roma si sta giocando l’ultima partita che, con ogni probabilità, segnerà la fine dell’illusione unionista: si dovrà prendere atto che 1) i diesse e la margherita sono sempre più vicini e simbiotici e che 2) la politica italiana, lungi dal diventare autenticamente bipolare, sta navigando verso due grosse coalizioni di centro (centro destra e centro sinistra) accingendosi ad espellere la così detta “Sinistra Radicale” da una parte e la Lega Nord dall’altra.
A Bari, in modo sostanzialmente analogo anche se, ovviamente, su temi di caratura locale, sta succedendo la stessa cosa: le due scuole di pensiero che convivevano all’interno della stessa coalizione che si è raggrumata attorno alla candidatura e all’elezione di Michele Emiliano sindaco, ora si sono voltate le spalle e polemizzano apertamente facendo presagire nuovi scenari politici e cambi di equilibrio all’interno della coalizione.
In sostanza: fare politica a sinistra, oggi, può voler dire almeno tre cose diverse e non necessariamente convergenti. Un’intera generazione che ha iniziatoa fare politica all’inizio degli anni settanta oggi è in profonda crisi. Di rappresentanza e di partecipazione. E come Nanni Moretti nel film “Aprile” vorrebbe dire ai propri leader di “fare qualcosa di sinistra”. Il problema però è improvvisamente diventato non cosa fare ma a quale sinistra chiederlo.
Una sinistra “plurale” ed evanescente, diluita fra due aggettivi, riformista e radicale, che, fatalmente, dichiarano la morte del sogno ulivista e prodiano e riportano d’attualità (speriamo) il dibattito su che sognifichi essere, oggi in Italia, di sinistra.
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