Confindustria Bari presenta il programma quinquennale

Danilo Calabrese

Alessandro Laterza: “Innovazione, investimenti e integrazione”. Di Bartolomeo: “Lasciate le chiavi delle aziende ai giovani”

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Confindustria Bari si è riunita in assemblea programmatica, durante la quale ha illustrato, per voce del neo presidente Alessandro Laterza, obiettivi e strategie dei prossimi cinque anni. Il parterre è di assoluta eccezione. Oltre ai membri dell’associazione industriale, tra cui il presidente di Confindustria pugliese, Nicola Di Bartolomeo, la platea si è riempita di autorità e parlamentari locali. Il più atteso, però, è Piero Fassino, segretario nazionale Ds, oggi a Bari per presentare la prima mozione del congresso nazionale del suo partito.
 
Il presidente Laterza ha cominciato la sua relazione reclamando “il diritto di essere un sognatore. Coloro che si dichiarano persone concrete si rapportano alla realtà senza la volontà di modificarla. Noi sognatori, invece, vogliamo farlo”. Ha illustrato i cantieri aperti a Bari e in Puglia, come la prossima nascita del distretto tecnologico della Meccatronica, i progetti di internalizzazione concertati con la Fiera del Levante e l’importanza del ruolo che presto assumeranno i Consorzi Asi (la legge è in consiglio regionale).

Ma ha fatto pure riferimento agli assi di intervento operativi: completamenti delle dotazioni infrastrutturali (porto e aeroporto di Bari), applicabilità delle normative ambientali, ricerca e formazione professionale (Ho deciso di cancellare la parola risorse umane, meglio chiamarle persone, ha detto Laterza). Il tutto riassumibile in tre parole chiave: innovazione, investimenti e integrazione. “Ho trascurato molti argomenti”, ha concluso, “ma se riuscissimo a realizzare una parte del programma daremmo più occupazione, diminuiremmo la criminalità e risolveremmo una serie di problematiche che oggi non ho affrontato”.

La parola passa al presidente Di Bartolomeo, che ha rimproverato i protagonisti politici nostrani per le troppe polemiche sterili e ha lanciato un chiaro messaggio ai suoi colleghi industriali. “E’ il momento della svolta. Poggiamoci sui giovani, che hanno capito ciò che noi abbiamo compreso troppo tardi: aggregarsi e unire le forze. Lasciate le chiavi delle aziende a loro”. Al Governo, invece, ha chiesto “non più sussidi a pioggia, che non servono a nessuno, ma di gareggiare ad armi pari”. Il riferimento alla disparità con le imprese settentrionali è abbastanza secco.

Durante il suo monologo, il Sindaco Emiliano ha, invece, trovato la giusta occasione per chiarire il contrasto epistolare con Vendola. “Le discussioni”, ha esclamato guardando dal palco il Presidente della Regione, “avvengono tra persone che si portano rispetto e non per interessi personali”. Un abbraccio e un bacio tra i due e la maretta sembra passata. Il discorso del primo cittadino è costruito sulle infinite possibilità concrete del Mezzogiorno e su come sia difficile realizzarle a causa della storica lentezza burocratica di cui siamo schiavi. “E’ una barca che non risponde subito ai comandi, ma ciò non significa che non sia una buona barca”, ha chiarito Emiliano.

Mentre, secondo Nichi Vendola, la Puglia soffre di due grossi mali. “Abbiamo paura di osare e invece dobbiamo farlo. Questa è la nostra prima fragilità. La seconda riguarda l’innovazione, l’unica a poterci salvare. Non c’è altra strada”. Il Presidente pugliese ha sottolineato proprio la funzione della quanto mai necessaria modernizzazione nel nostro sistema produttivo e infrastruttursale. Anche attraverso una provocazione. “Voglio costituire il comitato Sì Tav”, ha concluso Vendola, “perchè abbiamo bisogno di quei treni veloci, perché Bari ha bisogno di avere un collegamento strategico con Napoli e Roma in funzione di un’unificazione del Mediterraneo”.  

E sebbene Raffaele Fitto, responsabile delle politiche del Mezzogiorno per Forza Italia, abbia ammesso che “sarebbe stupido non riconoscere l’importanza della riduzione del cuneo fiscale e del credito d’imposta nella finanziaria”, secondo l’ex presidente della giunta pugliese la legge potrebbe facilmente arrecar danni alle imprese meridionali, soprattutto a causa della riduzione dell’Irap e dell’aumento dei contributi previdenziali.

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