Educare alla legalità, una sfida sempre possibile

Onofrio Schino

Presentato stamattina il Programma Operativo Nazionale “Sicurezza per lo sviluppo del Mezzogiorno”

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Legalità: è questa la parola chiave che si propone di spingere istituzioni, parti sociali e forze dell’ordine a collaborare ad un progetto tanto ambizioso, quanto al tempo stesso importante e necessario per la realtà meridionale che troppo spesso è stata protagonista di vicende che con la legalità avevano ben poco a che fare.
Se ne è discusso stamattina a Bari nella sala consiliare del Comune, alla presenza delle autorità militari e istituzionali della città, ma anche della Provincia e della Regione Puglia, per la presentazione del PON (Programma Operativo Nazionale) “Sicurezza per lo sviluppo del Mezzogiorno”, che si propone di raggiungere, tramite attività mirate, un ampio numero di soggetti in un’azione di recupero e diffusione della cultura della legalità come condizione indispensabile per il rafforzamento della sicurezza.

Il PON, che mira tra l’altro a conseguire effetti significativi sul tessuto sociale del Mezzogiorno, è finanziato nell’ambito del Quadro comunitario di Sostegno obiettivo per una disponibilità economica di oltre 1 miliardo e 117 milioni di euro, e riguarda l’intera area meridionale, in particolare verso regioni come la Puglia, la Campania, la Basilicata, la Calabria, la Sicilia e la Sardegna.
Uno dei principali obiettivi del programma consiste nel reprimere i comportamenti illegali ed alimentare una denuncia culturale collettiva contro chi ricorre al lavoro irregolare, in tutte le sue forme, per diffondere il rispetto delle regole che costituiscono una garanzia sia per le imprese, danneggiate dalla concorrenza sleale di chi opera irregolarmente, per i lavoratori, che vedono troppo spesso una riduzione dei propri diritti, e per la società, che paga a sua volta il prezzo troppo alto della crescita dell’insicurezza nello svolgimento dell’attività lavorativa e sconta di conseguenza una fortissima evasione degli obblighi contributivi e degli introiti fiscali.
La necessità di un intervento in questo senso nasce dall’elevatissimo numero di lavoratori irregolari presenti oggi sul territorio nazionale (circa 3,5 milioni), ma soprattutto per affiancare ad un’opera di esclusiva repressione anche un’altra di particolare rilevanza educativa, nella consapevolezza di un percorso pieno di insidie e pericoli, che può comunque trovare efficacia nella realizzazione di reti di legalità di cui i baresi, attraverso le parole dell’Assessore ai Servizi Sociali del Comune, Susi Mazzei, “hanno un disperato bisogno, e la dimostrazione la si è avuta con il crollo di Punta Perotti, l’emblema della lotta all’irregolarità”.

Ci si trova di fronte ad una situazione che necessita di percorsi formativi, ma specialmente, come affermato dal Vice Prefetto di Bari, Gigi Varratta, “della collaborazione tra tutti gli attori chiamati in causa, dalla società civile passando per le istituzioni e le forze dell’ordine: troppo spesso però si pensa che il lavoro sia del tutto inutile in quanto gli obiettivi vengono visti come delle chimere, ma con il lavoro arriveranno anche i risultati”.
L’illegalità continua purtroppo ad essere sempre molto presente in tutti i settori, se si pensa che anche nell’ambito dei lavoratori agricoli si è registrata una percentuale pari all’85% di lavoratoti irregolari, o come spesso è successo, infortunatisi al primo giorno di lavoro, segno che le assunzioni avvenivano solo ed esclusivamente in concomitanza di incidenti.
La speranza è che comunque di qui in avanti a queste tavole rotonde possano succedere provvedimenti efficaci ed importanti, affinché quelle realtà (come quella pugliese) che presentano una fortissima vivacità intrinseca sentano la necessità di procedere di pari passo con la legalità e sperare al tempo stesso che chi può fare qualcosa non si trinceri dietro il solito “non possiamo fare nulla!”

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