Ingegneri Senza Frontiere: tutto inizia al Politecnico

Meno famosi dei Médecins sans Frontières ma impegnati fortemente per il bene comune
Si riuniscono nella sede temporanea al Dipartimento di Architettura Urbanistica i volontari di Ingegneria Senza Frontiere. L’associazione, nata nel ’95 al politecnico di Torino, dopo i successi francesi e spagnoli, dal 2003 è presente anche a Bari. Con le sue attività partecipa nell’ambito della cooperazione internazionale, rivolgendosi in via preferenziale a studenti, docenti e ricercatori nonostante tutti possano essere ammessi ai corsi di formazione per poi operare in affiancamento ai membri più esperti.
La cooperazione, promossa da Isf, si articola su due direttrici: il lavoro diretto sul territorio, a contatto diretto con le comunità locali, e la collaborazione universitaria a più livelli. Grande attenzione viene riconosciuta al trasferimento di tecnologie e conoscenze tecnico scientifiche verso i Paesi in via di sviluppo, per creare uno spazio di progettazione comune che favorisca la piena realizzazione di tutti gli individui e le comunità umane.
L’Isf-Bari, costituitasi come associazione indipendente e senza fini di lucro, conta sulle prestazioni di un nutrito numero di volontari. Le attività degli operatori, facenti capo al professor Dino Borri, ordinario di ingegneria dell’ambiente e del territorio, non sono retribuite, ma prevedono un rimborso per le spese di viaggio e parte dell’alloggio. Solo per gli studenti, mentre sono totalmente a carico per chi è già laureato, anche se disoccupato.
Significativi i progetti portati avanti da questa associazione. A parte una passata collaborazione con la fondazione “A Sud” per il monitoraggio durante la costruzione di una rete fognaria in Bolivia, sono in piedi altre due iniziative. La riqualificazione del quartiere San Pietro Piturno a Putignano, per cui studenti e tesisti stanno individuando soluzioni indipendenti dall’erogazione dei finanziamenti statali, e il progetto Breglumasi, che prende il nome dall’omonimo quartiere di Tirana.
Obiettivo principale la soluzione al problema dei quartieri “informali”. Meglio dire illegali, sorti senza criterio a causa della forte espansione demografica – quasi il 100% in 10 anni – con il conseguente collasso urbanistico e infrastrutturale, l’alto tasso di inquinamento e l’insostenibilità dei trasporti che ne sono derivati. In collaborazione con la Ong VIS, che opera a Tirana per il recupero dei minori a rischio, Isf cerca di districarsi nella mutata legge albanese. Il progetto, concepito secondo la vecchia normativa, agiva secondo una sequenza di analisi e successiva legalizzazione dell’area urbana in esame. Oggi deve fare i conti con la situazione inversa: procedere allo studio del territorio a legalizzazione già avvenuta.
“Per ora non abbiamo la forza di operare nella costruzione vera e propria”, spiega il presidente Maritè Cuonzo. “Stiamo creando una base di conoscenza e risorse umane”, continua, grazie alle quali partecipano alla fase iniziale di studio dei progetti e formano nuovi volontari.
Qualche difficoltà anche nel budget finanziario a loro disposizione. Come illustrato dal vicepresidente Maurizio Difronzo, Luca Savino, referente del gruppo comunicazione e Germana Pignatelli, referente del gruppo formazione, costituiscono entrata sicura solo le quote associative, 15€ per gli studenti, 25 per i laureati, anche se si pensa a una parziale riorganizzazione, con l’introduzione di soci sostenitori.
Aiutano le raccolte di fondi e le campagne di sensibilizzazione. Iniziative per attirare l’attenzione sulla propria attività, come la giornata “Dacci una mano” – il cui video è scaricabile sul sito www.isf-bari.org – in cui i volontari, posizionati sotto i portici del politecnico, hanno invitato studenti e passanti a disegnare la propria mano sui cartoncini. Da non dimenticare il forum sull’acqua e la partecipazione alla festa dei popoli. Per lanciare un messaggio attuale e interdisciplinare: ampliare le possibilità di uomini e donne nel rispetto della cultura di ogni popolo.
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