Il no delle Acli pugliesi agli F-35
Il Sottosegretario alla Difesa, Lorenzo Forcieri, ha firmato al Pentagono l’accordo sull’acquisto dei caccia F-35, che può portare anche ordigni nucleari. E’ prevista anche in Italia, in provincia di Novara, la costruzione, l’assemblaggio e il collaudo di questi micidiali bombardieri dell’ultima generazione. La presidenza regionale delle Acli pugliesi condanna tale pericolosissimo accordo. E’ molto grave che, in una situazione così disastrosa sul versante della pace, il governo italiano s’impegni in produzione di armi, nella ricerca finalizzata a svilupparne di nuove.
Altra è la direzione da imboccare: quella che porti al disarmo e alla costruzione di cammini di pace. L’avevano giustamente detto, prima dell’ accordo, il vescovo di Alessandria, Fernando Charrier, e l’arcivescovo di Pescara e presidente di Pax Christi, Tommaso Valentinetti. Avevano richiamato tra l’altro, il seguente passo dell’enciclica Populorum Progressio di Paolo VI: “quando tanti popoli hanno fame … ogni estenuante corsa agli armamenti diviene uno scandalo intollerabile. Noi abbiamo il dovere di denunciarlo. Vogliano i responsabili ascoltarci prima che sia troppo tardi”.
Il difficile quadro economico nel quale versa il nostro Paese pretende di non bruciare più risorse in armi, ma di investirle in opere di vita. Secondo alcune fonti il costo degli F-35 dovrebbe aggirarsi intorno al miliardo di dollari. Il sottolineare, da parte del sottosegretario Forcieri, la creazione di molti posti di lavoro per la produzione dei nuovi caccia non fa diminuire le notevoli preoccupazioni. Non è giusto, senza alcun dubbio, poggiare l’eventuale crescita dell’occupazione su uno dei più micidiali sistemi d’arma che “come un fulmine colpirà il nemico con forza distruttiva e inaspettatamente”.
Il governo italiano non agisce per la pace contribuendo alla corsa agli armamenti e rafforzando le basi militari come a Vicenza e a Sigonella. Deve rivedere, invece, riducendole fortemente, tutte le servitù militari che grandi ostacoli pongono allo sviluppo di tanti territori. Come la Puglia che, nell’attuazione della sua vocazione di ponte di pace e di area di cooperazione e di sviluppo nel Mediterraneo, per il Nord Africa, il Medio Oriente, non può essere bloccata da molteplici ed estese servitù militari.
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