Bari Pianeta Musica

Alessandra Colucci
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Per due mesi Bari diventerà un vero e proprio “pianeta della musica“, un reticolato indistricabile di locali e location dove suonare, in maniera strutturata e a lunga durata. Questo lo scopo di “Bari Planet of Sound“, la rassegna presentata oggi e che andrà avanti fino alla fine di aprile, organizzata dall’associazione Wabi Sabi, in collaborazione con il l’Assessorato alle Culture del Comune e l’Università degli Studi di Bari. Per il momento è stata resa nota solo la prima parte della programmazione, che prenderà il via il 13 febbraio per concludersi il 26 marzo. Il concerto d’esordio sarà affidato ai tedeschi Liquid Laughter Lounge Quartet, sul palco della Bohemien. I Liquid Laughter Louge Quartet sono autori di un raffinatissimo lounge-jazz sporcato da chitarre rockabilly. Sav Valentino, invece, sarà Taverna del Maltese di via Nicolai, con Josh T. Pearson, già leader dell’originale band texana Lift to Experience e ora ottimo interprete della tradizione cantautorale americana.

La rassegna conterà poi la presenza, martedì 6 marzo, di uno dei progetti più interessanti di questi anni, i Kill the vultures, autori di un inedito mix tra hip-hop, cupo jazz cupo e basi elettro, mentre martedì 13 marzo, sarà la volta di una storica band di straodinaria importanza per la new wave degli anni ’80 (sebbene sia difficile definirli “famosi”), i Savage Republic, seminali fondatori della scena trance di Los Angeles, una sorta di new wave colta contaminata da world music (tribalismi afro, atmosfere orientaleggianti, mantra indiani). Anche questi concerti si terranno alla Bohemien, che, con i suoi appuntamenti fissi ogni martedì, sarà di fatto il luogo centrale intorno a cui si snoderà tutta la rassegna.

La presentazione della rassegna è stata anche occasione per annunciare la nascita della Lepers Produtcions, la nuova etichetta online; i cui album sono scaricabili gratuitamente su www.lepers.it. L’idea è venuta, nell’estate di due anni fa ad un di gruppo di ragazzi baresi dei quali nessuno, o quasi, conosce le vere identità. In effetti anche il nome dell’etichetta nasce da un errore, “lepers” vuole infatti dire lebbrosi, e, nella fattispecie, sta a simboleggiare un senso di alienazione ed emarginazione sociale.

Il sound che l’etichetta cerca di proporre prende a piene mani dal repertorio blues, country, rock, punk, pop, tentando di non rimanere incastrato nel concetto di mainstream, ma facendo invece molta attenzione ad una ricerca volta alla sperimentazione in qualunque direzione, infatti tra i progetti che la Lepers ha pubblicato ad oggi, troviamo progetti punk/noise, come la band seminale Altierjinga Lepers, folk punk (Superfreak/Fresh Scum For Castenado), country/blues sperimentale(Alexander De Large/Texans From Bari), pop/rock intimista(Frogwomen/GiGi), punk grezzo (Pete Jones/Frogwomen & Superfreak), jazzcore (Underdog), rock demente/acustico (Gemoschio Fulbio).

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