Sconfiggere la Mafia si può: la forza di Maria Falcone

Onofrio Schino

Michele Emiliano incontra la sorella del magistrato ucciso a Capaci nel 1992.

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Fa sempre un certo effetto ricordare i giorni che intercorrono tra il maggio e il luglio del 1992,  la lotta alla mafia condotta da Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e da tutto il pool antimafia di Palermo, e purtroppo, la tragica fine che ha accomunato i due illustri giudici.
Ma proprio dal sacrificio di questi martiri del ventesimo secolo deve nascere una spinta fortissima verso la legalità, verso la necessità di creare nelle nuove generazioni la voglia di scegliere il bene e non il male, di pensare che c’è sempre la possibilità di migliorare e che nessuno giudica per gli errori precedentemente commessi.


Con questo spirito la Fondazione “Giovanni e Francesca Falcone”, presieduta dalla sorella del magistrato, Maria, (che a Palermo gestisce i beni sequestrati alla mafia) agisce in territorio nazionale per promuovere uno degli assiomi fondamentali che spingevano l’impegno di Giovanni Falcone, secondo cui la mafia non va combattuta solo tramite un forte intervento repressivo, ma soprattutto con il ricorso alla cultura della legalità. Partendo da questo presupposto ancora oggi, 15 anni dopo la tragedia di Capaci in cui persero la vita anche la moglie di Falcone e i tre agenti della scorta, che nelle scuole italiane si ricorda sempre con forte impegno quanto fatto negli anni della lotta alla malavita nel capoluogo siciliano.
Il Comune di Bari, che da due anni ha istituito un’Agenzia per la Lotta Non Repressiva, ha firmato ieri pomeriggio un protocollo d’intesa con la Fondazione, che prevede, tra le altre iniziative, un osservatorio intitolato “Crescere nella legalità” coordinato dal dottor Stefano Fumarulo; il sindaco Michele Emiliano, dopo aver espresso grande gioia per avere avuto questa opportunità, ha sottolineato come dal 1995 nel capoluogo pugliese si sta attuando una serrata lotta alla criminalità organizzata, anche attraverso il ricorso alla coesione sociale, all’educazione nelle scuole per abbattere “quell’orgoglio camorristico che fa credere ai malviventi di essere più forti dello stato ed ha determinato una sorta di apostolato mafioso, teso a combattere tutti gli attori del bene sociale, forze dell’ordine in primis”.
Il Sindaco ha poi ricordato come lo stesso Falcone considerasse che la lotta giudiziaria investigativa non potesse garantire da sola la vittoria delle istituzioni, e questo pensiero è servito a tutti i successori, non solo italiani, per pensare di aver vinto la mafia.


Dalle parole di Maria Falcone emerge tutta la sincera emozione propria di chi ha vissuto a fianco di un grande uomo, che ha fatto la storia e che ha combattuto sino al punto di perdere la vita pur di seguire il proprio ideale di giustizia, perché sebbene la mafia, come tanti altri problemi avrebbe avuto prima o poi un termine, era giusto anche che uno stato civile come l’Italia potesse contare su un’attività repressiva degna di questo nome.
In un periodo in cui sembra quasi che non sia più di moda ricordare quanto fatto dalla Procura di Palermo, Maria Falcone tiene a precisare quanto importante possa essere il lavoro che l’associazione compie quotidianamente per far sì che nessuno dimentichi: “Noi non ricordiamo Giovanni e Francesca solo il 23 Maggio – ha dichiarato la presidentessa – ma durante tutto l’anno, perché quando andiamo per le scuole a parlare di legalità, tutti devono sapere cosa e in che modo è stato fatto”.
Come diceva il giudice Falcone, i cattivi ci saranno sempre, ma l’importante è che restino nei limiti di una società che vuole essere civile, e perché questo avvenga, magari non in termini di tempo strettissimi, è necessario porgere la mano senza retorica a quelle realtà difficili e promuovendo sempre azioni di legalità.
Il Sindaco Emiliano, nel consegnare a Maria Falcone il sigillo della città recante l’immagine di San Nicola (che ha protetto molto spesso la nostra città – ha dichiarato il primo cittadino), ha promesso che anche Bari sarà presente a Palermo il prossimo 23 maggio, quando dopo 15 anni, si parlerà ancora di lotta alla mafia e di Giovanni Falcone come un eroe e martire dei nostri tempi.

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