Bari: le categorie protette non lavorano
Graduatorie ferme al 2004 e nessun tipo di vigilanza sul rispetto della legge 68 da parte degli enti preposti
E’ partita questa mattina la prima iniziativa a sostegno dei 17.000 appartenenti alle categorie protette iscritti all’ufficio di collocamento provinciale di Bari per diversamente abili, che da diverso tempo chiedono chiarezza sulle graduatorie per l’inserimento lavorativo e sul loro funzionamento. Volare più in alto (associazione di tutela dei soggetti diversamente abili), il gruppo sindacale interno alla Provincia, aderente alle Rappresentanze sindacali di Base, e il gruppo consiliare di Rifondazione comunista al Comune di Bari hanno protestato davanti all’ufficio di via Postiglione, che si occupa della tutela dei diritti dei soggetti svantaggiati nel settore lavoro.
“Vogliamo denunciare due problematiche”, esordisce Sabino De Razza, capogruppo Prc al Comune di Bari, “che da anni non si risolvono: la prima riguarda il mancato finanziamento dell’ufficio di collocamento per i diversamente abili, la seconda l’inerzia degli enti preposti alla vigilanza sulle assunzioni. Mi riferisco all’ispettorato del lavoro e alla commissione provinciale per la disabilità”. Le accuse di inerzia non sono di poco conto: le graduatorie degli iscritti sono ferme al 2004 e i fondi, da sempre stanziati dallo Stato, da tempo non vengono investiti realmente in favore di questa categoria di persone.
“Vi è una sorta di timidezza da parte della Provincia sull’applicazione della legge 68/99 e sulla sensibilizzazione del problema”, afferma De Razza, che pone un quesito molto interessante: “Ci siamo chiesti se l’Ikea abbia applicato o meno le disposizioni della legge 68”. Il grande centro commerciale svedese di prossima apertura è solo un esempio. “Ci sono moltissime aziende”, continua De Razza, “così come alcuni enti pubblici, che non riservano la quota stabilita dalla norma alle categorie protette”.
Circa 2.500 aziende sotto accusa. Molte non hanno l’obbligo di assunzione, perché costituite da un organico al di sotto delle quindici unità lavorative. Ma è altresì vero che solo una piccolissima percentuale di queste richiedono personale svantaggiato, che viene giustamente sottoposto a un periodo di prova, dopo il quale molto spesso il lavoratore non viene ritenuto idoneo alla mansione. E pensare che esiste anche un apposito comitato creato appositamente per accertare l’idoneità fisica e tecnica del soggetto diversamente abile. Un sistema di tutela, che a volte non funziona e che, quando viene messo in moto, non è sicuramente caratterizzato da eccessiva velocità.
“E’ ancor più grave”, conclude Sabino De Razza, “il fatto che nessuno sanzioni queste imprese”. Questione ripresa da Paolo Marra, l’altro consigliere comunale di Rifondazione comunista, che si chiede se “nei bilanci degli enti locali sono previsti i fondi per l’avviamento al lavoro delle categorie protette. Fondi che vengono in gran parte alimentati proprio dalle sanzioni”. Ma al momento è complicato sapere persino il numero degli assunti negli ultimi anni a causa di un sottodimensionamento degli uffici. “Non sappiamo nulla delle ulitme statistiche”, afferma Gianni Romito, presidente dell’associazione Volare più in alto, “ma pensate solo al fatto che qui ci sono due ragazzi, Francesco di 32 anni e Davide di 33, che sono iscritti all’ufficio di collocamento dal 1994 e non hanno mai ricevuto una chiamata”.
Un chiarimento sulla vicenda sembra più che necessario. Allo stesso modo un’attenzione vera nei loro confronti. “Noi siamo utili”, dice Gianni Romito, “solo in campagna elettorale. Ho chiesto più volte all’assessore provinciale al lavoro un colloquio, ma per i troppi impegni non ci siamo ancora incontrati”.
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