E a teatro Mastandrea è il Migliore
Alla libreria Laterza, anticipazioni sullo spettacolo interpretato da Valerio Mastandrea
Nella pur poliedrica attività di Valerio Mastandrea, attore presente nel panorama teatrale come in quello cinematografico e televisivo, Migliore, monologo tragicomico scritto e diretto da Mattia Torre e prodotto dall’Ambra Jovinelli di Roma, rappresenta, a detta dello stesso, uno spettacolo inatteso e diverso da quelli in cui l’artista si cimenta abitualmente e a cui l’immaginario collettivo è solito legarlo.
Eppure Migliore, ormai giunto alla terza stagione, è nato, dietro le pressioni esercitate da una sorta di scommessa con l’Ambra Jovinelli, grazie alla stretta collaborazione tra Mastandrea e Torre il quale, in questa sua seconda fatica, ha cercato di modulare il monologo proprio intorno alla figura del suo protagonista assoluto.
In questo spettacolo, che verrà rappresentato in Puglia in quattro date, dietro l’apparente comicità dei testi proposti, si cela l’amara constatazione dello stato del mondo e di quella particolare porzione della società che è il mondo del lavoro. Il protagonista, dipendente-schiavo di un anomalo call center, infatti, sconta con la pubblica derisione la resistenza opposta nei confronti dei subdoli diktat del produttivismo e del successo ad ogni costo, fino a quando un cambiamento radicale, a mo’ di colpo di scena, non ne rovescia le sorti dimostrando quanto la scaltrezza esercitata a danno altrui produca ammirazione piuttosto che biasimo.
Diverse, a detta dell’attore, sono state le risposte del pubblico, che, tuttavia, nelle sue fasce più mature, ha manifestato una sorta di inquieto rammarico prodotto dalla riflessione, in scena nello spettacolo, sulla distruzione di tanti valori che, soprattutto con l’avvento dell’edonismo reaganiano, hanno finito col soccombere.
E, dunque, già a partire dal titolo, questo inconsueto monologo manifesta emblematicamente la profonda divergenza tra i significati umani e sociali generati dalla persistente tensione ad essere “migliori
LO SPETTACOLO
Sulla scena c’è solo Alfredo, uomo-ragazzo senza età: fa un lavoro strano, è più di un semplice operatore di call center in bound “è un segretario per uomini ricchissimi, che non hanno tempo per dire buongiorno”.
Alfredo ha una vita monotona da single, con i problemi di tutti noi: un’ora per trovare parcheggio, le sciatalgie, l’insonnia.
La sua vita cambia quando fa morire la signora Silvia scivolando sul pavimento bagnato: si era offerto di prenderla in braccio dalla sua sedia a rotelle, per non attendere un ascensore guasto.
La tragedia, il processo, l’assoluzione con formula piena cambiano Alfredo: manda a quel paese la sorella, il vicino di sedia al ristorante, gli addetti della nettezza urbana che ogni mattina lo svegliavano per aprire il cancello, l’Associazione che gli impone di cucinare un tiramisù perfetto. Il suo sguardo sul mondo cambia, il suo rapporto con i clienti diventa paritario, non più servile, impara a dire di NO: e per questo tutti lo vogliono, anche Sofia, la figlia del Presidente della società. Dal sicuro esubero Alfredo inizia a far carriera.
Dov’è la morale? Che oggi essere buoni e bravi è diventato impossibile: uccidi una persona (suo malgrado per Alfredo) e sei assolto. Per essere migliori bisogna essere cattivi.
Valerio Mastandrea rompe l’uovo del suo tiramisù informe e raccoglie applausi a scena aperta. E’ solo nel suo monologo: la sua magrezza è ben dissimulata da un abito nero. Ma la scena è tutta sua, dei suoi uomini e donne che popolano Migliore: fasci di luce ora bianca, ora gialla, fondi rossi e azzurrati. Ottima interazione musicale e grande padronanza della voce per l’attore romano, che lascia nel pubblico barese la consapevolezza di un riso amaro.
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