Generazione Maltese

Mariangela Del Vecchio

Alessio Viola e le sue Notti alla più celebre Taverna di Bari

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Closin’time. Notti al Maltese: questo il titolo del libro, edito da Laterza, con il quale Alessio Viola, cofondatore della celebre taverna barese, ha voluto battezzare la fotografia di un momento storico e di una generazione che ha attraversato, nel bene e nel male, la Bari degli anni Ottanta.

Non si tratta di un vero libro di memorie ma di una narrazione in cui, in modo talvolta sfocato e controverso, si mescolano, a detta dell’autore, “storie vissute e storie raccontate” e in cui le “mille persone” che animano le pagine del libro sono spesso il frutto di un esperimento di laboratorio, di una ricostruzione finzionale in cui confluiscono i caratteri e le tracce di persone diverse. Tuttavia, nonostante i camuffamenti e gli artifici narrativi, Closin’ time si propone di recuperare la memoria storica di una generazione di giovani che, come sottolinea Iaia Vantaggiato, ex maltese che ha preso parte all’evento, rimpiangevano di “essere nati nel posto sbagliato al momento sbagliato” e che, ciononostante,  in un tortuoso cammino pieno di contraddizioni, hanno saputo opporre, alla routine di una città percepita come angusta, un’esperienza di  rottura. È, dunque, questa la storia di un gruppo nutrito di persone che ha cercato, in un’esperienza aggregativa e dinamica forte, emblematicamente rappresentata dalla nascita, nel dicembre del 1980, della Taverna del Maltese, di fare qualcosa, di trovare una via d’uscita ai limiti di una provincia ancora profondamente meschina in un contesto difficile, caratterizzato dalla fine dei movimenti politici e dalla militanza, dal dilagare dell’eroina, dal radicamento della delinquenza nel quotidiano e, infine, dal terrorismo politico.

Ma, la storia delle vicende maltesi, che si snoda in quelle notti che, all’epoca, apparivano come un “territorio finalmente liberato”, si tinge spesso di una certa amarezza frutto della riflessione, come spiega l’autore, sul profondo degrado di quegli anni e sul degenerare di una città e dei suoi abitanti nella difficile avventura verso la modernità. La “generazione maltese”, quindi, finisce con l’apparire innocente e torbida allo stesso momento in una specie di ricettacolo delle emozioni in cui la speranza del cambiamento viveva a stretto contatto con l’esperienza delle passioni politiche forti e con la prossimità della lotta armata. In ogni caso,  Closin’time si presenta come un “esercizio di ritorno al passato”  che risponde  all’urgenza di ricostruire le membra di un pezzo di storia in una città e in un mondo che, nelle parole di Viola, “tritura e dimentica”.

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