Caro Ministro, ci ascolti

La Redazione

Oggi si celebra la giornata mondiale dei migranti

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Alla urgente attenzione del Ministro del Welfare, on. Ferrero, e del Sottosegretario con delega all’immigrazione, on. De Luca.

Con la presente vi rivolgiamo un pressante appello a decretare la possibilità di iscrizione alle liste di collocamento degli immigrati titolari di permesso di soggiorno per motivi di giustizia.
Pur coscienti delle particolari difficoltà che ha incontrato la Vostra proposta di modifica dell’art. 18 della legge 286/98 e del correlato Testo Unico DPR 394/99, Vi suggeriamo questa strada a partire da un caso specifico e eclatante di cui Vi esponiamo riassuntivamente la cronistoria.
Nel 2002, in conseguenza della approvazione della legge 189, veniva promulgato il DL 222 che regolava la legalizzazione dei lavoratori stranieri privi di permesso di soggiorno.

Alla Prefettura di Bari perveniva la richiesta di legalizzazione di gruppo di circa un centinaio di lavoratori immigrati da parte di un medesimo “datore di lavoro”, il sig. Cassetta Salvatore di Andria. Questo signore è quello che si definisce normalmente un intermediario o un “caporale” e di conseguenza privo di Partita Iva, Iscrizione CCIA e quant’ altro qualifichi un normale datore di lavoro. Si tratta di uno degli abituali, anche se irregolari, datori di lavoro delle campagne pugliesi di cui si é recentemente occupata la stampa nazionale e anche una avanzatissima Legge Regionale.

Di conseguenza, nell’aprile del 2003 la Prefettura archivia il procedimento con esito negativo, non contestando l’insussistenza del rapporto di lavoro, ma la mancanza dei requisiti soggettivi del datore di lavoro (in modo del tutto conforme al dettato di legge). Gli immigrati ricorrono allora alla magistratura ordinaria, assistiti dagli avvocati dello Sportello dei Diritti RdB-CUB e della CGIL. E dopo un lunghissimo iter di indagini preliminari, a febbraio del 2006 si arriva al rinvio a giudizio del sig. Cassetta e, quindi, a luglio dello stesso anno gli immigrati ottengono il nulla osta del magistrato e di conseguenza il permesso di soggiorno per motivi di giustizia.

Come sapete questo tipo di permesso ha vincoli ben precisi: non consente l’avviamento al lavoro e ha un limite temporale di sei mesi o eccezionalmente di un anno o più. Ad oggi questi immigrati rischiano di ridiventare clandestini il 23 febbraio 2007, dopo la seconda udienza del loro processo, il chè é un’evidente ingiustizia sostanziale verso dei lavoratori che hanno denunciato, rompendo il muro di omertà e di silenzio che circonda il lavoro nero in agricoltura.

Vi suggeriamo di decretare la possibilità di iscrivere al collocamento i titolari per motivi di giustizia perché ovviamente tutti i ricorrenti hanno da anni un lavoro e sarebbero in grado di ottenere un contratto di lavoro regolare pochi minuti dopo il rilascio del nulla osta da parte del Centro per l’impiego.

Questo sanerebbe nei fatti e per via breve tutte le persone che nel 2002 sono incappate in datori di lavoro truffaldini o inadempienti, ovvero circa 70.000, meno coloro che nel frattempo si sono regolarizzati in altro modo o sono stati espulsi.
Proprio per supportare questa richiesta un nostro compagno immigrato con permesso per motivi di giustizia ha iniziato lo sciopero della fame davanti alla sede della Prefettura di Bari.

Sportello dei diritti RdB-Cub

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