Manuale d’amore 2: nuovo capitolo della commedia all’italiana?
Bagno di folla per il primo test pubblico di Manuale d’amore 2 – Capitoli successivi, l’ultimo film di Giovanni Veronesi, ieri sera a Bari presso il multisala Galleria, accompagnato da gran parte del cast: Carlo Verdone, Sergio Rubini, Fabio Volo e Riccardo Scamarcio.
Proprio questi ultimi due giovani (il primo forse un po’ meno) hanno acceso il fuoco in centinaia di ragazzine accorse al cinema per vederli dal vivo, estasiate da un’immagine rubata sul telefonino da decine di metri, galvanizzate da un sorriso generico dei loro idoli, ipnotizzate da un’attesa lunga un sogno. A Rubini e Verdone è toccato invece far la parte dei co-protagonisti in questo delirante assalto alla diligenza cinematografica portata ieri a destinazione dal regista Veronesi. Manuale d’amore 2 infatti è innanzitutto un film dal cast ricchissimo, invidiabile, che solo un regista pazzo rifiuterebbe, come ha sostenuto lo stesso Veronesi, che lo ha aiutato a realizzare un film divertente, e che è riuscito anche a sorprenderlo per le capacità artistiche di alcuni singoli, su tutte la brava Barbara Bobulova, scopertasi più che adatta per un ruolo divertente, e il dinoccolato e pinocchiesco Sergio Rubini che, sostituendo Margherita Buy con Antonio Albanese, sembra non averne avvertito la differenza, nel ruolo di un omosessuale. Filo conduttore delle due storie che li vedono protagonisti è la penisola iberica, la nuova Spagna di Zapatero che permette alla prima (moglie di Fabio Volo nell’episodio La maternità) di rimanere incinta tramite fecondazione assistita, ed al secondo (compagno di Antonio Albanese nell’episodio Il matrimonio) di sposare l’uomo che ama. Come ha commentato ieri pomeriggio Sergio Rubini in conferenza stampa, sarebbe un successo riuscire a far riflettere il pubblico su entrambe le questioni. È questa infatti una delle caratteristiche della nuova raccolta di episodi d’amore messa in scena dal regista toscano, una versione che egli stesso ha definito più estrema, audace nella scelta dei temi, e che in qualche modo proprio per questo motivo differisce dalle altre commedie uscite poche settimane fa nei cinema italiani, proprio per questo coraggio.
Il lavoro fatto dal regista è stato quello di prendere come riferimento una perfetta commedia d’amore come ad esempio Io e Annie (1977) di Woody Allen, e asciugarla di tutti i suoi elementi più melensi, sdolcinati, eccessivamente romantici, per mantenere vivo solo il lato divertente dei cataclismi d’amore. Più che sui temi però, che in una commedia rischiano sempre di essere minimizzati, metabolizzati e poi banalizzati dal pubblico, bisogna dire che il coraggio del regista si è mostrato più che altro nella scelta di un paio di sequenze davvero forti per un film che sulla carta doveva essere completamente leggero (funziona quasi tutto nella dura scena del pestaggio di Rubini) e poi nella data della sua uscita nelle sale (circuito nazionale a partire dal 19 gennaio) a ridosso degli ultimi filoni natalizi, e scaramanticamente in anticipo su i mesi primaverili, che il regista e il produttore Luigi De Laurentis (anche lui ieri a Bari) non gradiscono molto frequentare con i loro lavori.
Carlo Verdone, drogato dal suo ruolo di regista, e protagonista dell’ultimo episodio Amore estremo, è riuscito a non intromettersi nel lavoro del collega toscano, nel rispetto di un gruppo che si è divertito e che è riuscito a collaborare, come accade raramente nel cinema italiano, diviso in gang e che non è in grado di “aiutarsi”, come ha commentato poi con una sottile polemica lo stesso Veronesi. L’unico intervento di Carlo Verdone nella fase di preparazione del film è stato sul suo personaggio, al quale è molto affezionato, e sul quale è intervenuto (senza discostarsi troppo dalla volontà di Veronesi) caratterizzandolo con un po’ di poesia in più (non a caso l’ultimo dolly finale ricorda quello sul mare del primo Manuale d’amore, sempre con Verdone protagonista di quella sena). Il primo episodio, Eros, quello di cui tutti parlano, con Monica Bellucci e Riccardo Scamarcio, è invece il vero cruccio del regista (e tacitamente anche di tutti coloro che hanno interpretato il film), perché oggetto preferito dei giornalisti, dei quali Veronesi ha avvertito l’aggressione mediatica che rischia di schiacciare l’intero film su questo episodio.
Per tranquillizzare il regista, bisogna ammettere che è il più brutto dei quattro, e che a parte i due bei corpi che per pochi minuti si cimentano in un amplesso su carrozzella (Scamarcio interpreta un ragazzo bloccato alle gambe, riabilitato dall’infermiera Bellucci) soffre di una lentezza non da poco per essere una commedia, e si poggia interamente su ambigue scene da bassa commedia. Per fortuna ne hanno risparmiate altre per evitare grottesche oscenità e che saranno magari riproposte come contenuti extra quando sarà distribuito il dvd.
Manuale d’amore 2, una commedia che ruba qualche sorriso, con un cast davvero buono (anche Paolo Bisio ed Elsa Pataky) ma forse non al massimo, che ha nella Bobulova la vera sorpresa, e nella storia qualcosa di già detto, sulla quale si è già riso. L’accoglienza del pubblico di ieri sera però potrebbe bastare a garantire forse un discreto successo che se supererà quello del primo, molto probabilmente aprirà la strada a nuovi percorsi d’amore.
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