L’inutile morte di Saddam Hussein
Il tiranno che paga per tutti è un classico della storia. Ma questo fa fare un passo indietro alla pace. E alla civiltà planetaria
Non servirà a pacificare l’Iraq. Non servirà a farne una nazione democratica più di quanto non sia servita l’inutile guerra di Bush e Blair. Non servirà a far cessare gli attentati o a restituire la vita ai caduti. Nessuna condanna a morte serve veramente a nulla. Questo è quanto la civiltà planetaria ha stabilito sin dal 1948 quando furono siglati i diritti universali del genere umano.
Difficile in queste ore concitate, in cui il destino del tiranno precipita rotolando verso un baratro ireversibile, non sentire tutta la profonda inutilità di una morte che si somma ad altre morti, di una summa iniuria che si somma a tutte le ingiurie da lui perpetrate, per anni, con il beneplacito di Washington: ai tempi in cui il nemico era il regime filosovietico dell’Afganistan, o ancora prima gli integralisti dell’Iran, contro cui Saddam fece una sventurata guerra su mandato degli Usa.
Difficile, ancora una volta, non sentire il vuoto per un’organizzazione sovranazionale davvero efficace, davvero autorevole che sia in grado e di fermare la mano del boia e di costringere alla ragione Bush e i suoi numerosi nemici iracheni.
Difficile poi, non pensare alle decine, alle centinaia di condanne a morte che vengono eseguite senza che Pannella inizi uno sciopero della fame e della sete, senza che Prodi faccia appello ai saggi, senza che nessuno insomma si senta vergognosamente sminuito nella propria umanità da un atto di ferocia inaudita e di barbarie purissima che in molti paesi ancora si ammanta degli orpelli polverosi ed ipocriti della “giustizia”.
Difficile non ripensare al ruolo che l’Italia ha avuto in questo scenario delirante, con un paese che prima viene spinto dall’occidente verso la tirannia e poi dallo stesso occidente “liberato” e indotto a divenir democratico a suon di bombe e torture nelle carceri.
Davvero, in queste ore di vigilia, quando nulla più sembra evitare l’ineluttabile destino di un uomo, è nostro dovere ritrovare il senso di ogni vita, di ogni singola vita, di ognisingolo frammento di uno specchio che, al momento, giace frantumato sul fondo delel nostre coscienze di uomini e donne “liberi”.
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