Lavagna tattica di Lecce – Bari
Il paradosso delle squadre di Zeman, tattiche per antonomasia, è che per affrontarle efficacemente non bisogna far ricorso a schemi che esulino dal contropiede. Sono loro stesse a scoprirsi e a offrire il fianco agli avversari, che un goal prima o poi, attaccando, glielo fanno. E comunque il 4-3-3- di Zdenek Zeman è un po’ mutato a dire il vero nel corso degli anni e incide sempre meno.
Ricordavamo il suo Foggia e la sua Lazio, compagini fatte di esterni puri che “tagliavano” al centro dell’area di rigore, bucando la difesa avversaria, per poi segnare sui passaggi filtranti dei centrocampisti. Signori, Rambaudi, Paulo Sergio della Roma realizzarono valanghe di goal in questa maniera. Ma già allenando la Roma il tecnico boemo rivide qualcosa, mettendo Totti interno d’attacco sul centrosinistra, invece che defilato sulla fascia, e da allora si è un po’ snaturato il suo gioco, che sugli esterni larghi faceva pieno affidamento.
Lo stesso sta facendo ora con il Lecce. Larghissimi Angelo e Babù sulla destra l’altro pomeriggio col Bari, dall’altra parte c’era invece un Valdes, pericolosissimo, ma che si accentrava.
Questo creava una prateria che Milani e Gabbiani avrebbero potuto sfruttare meglio, se solo avessero osato di più, mentre sulla sinistra difensiva il Bari soffriva, perché Ganci non rientrava mai a dare una mano a Micolucci, che era preso tra i due brasiliani.
Indipendentemente dal risultato, non a caso le cose sono andate meglio con l’ingresso di Scaglia, più adatto a difendere sulla fascia di sua competenza. Il Bari la partita l’ha vinta a centrocampo, in mezzo, pressando bene la fonte del gioco leccese, Juliano, e impedendo gli inserimenti offensivi a Giacomazzi.
Certo anche il Lecce può recriminare per la traversa colpita nel secondo tempo, ma il Bari non ha rubato nulla portando a casa i tre punti nell’atteso derby della Puglia.
Zeman ancora una volta è rimasto vittima della sua stessa ostinazione nel non cambiare schema e Maran, intelligentemente, ne ha approfittato. Piacere ha fatto anche il ritorno al goal di Santoruvo, per non parlare delle belle stoccate di Carrus e Ganci in occasione dei loro goal. Ma il Bari nelle ultime settimane ha ricominciato a giocare bene e ha dimostrato di essere più quadrato in campo.
Bellavista in mezzo al campo si fa sentire, mordendo le caviglie agli avversari e Carrus si avvantaggia della maggiore libertà concessagli per impostare la manovra, anche se non tutti i suoi diretti marcatori saranno come i generosi interditori leccesi. E’ una vittoria che fa morale soprattutto, anche perché giunta nel derby, ma che non deve neanche illudere, perché anche contro il Lecce il Bari ha sofferto quando è stata preso d’assedio e se quel pallone di Caccavallo fosse entrato, ora forse saremmo qui a commentare un altro risultato. Bene così dunque, con fiducia, ma il cammino è ancora lungo e ci sarà da sudare.
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