L’Immacolata sul balcone di Puglia

Gloria Pickwick

Aria buona, vista mozzafiato e delizie a tavola: e intorno la magia delle pietre e delle grotte

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Un fine settimana davvero intenso ed emozionante è possibile viverlo a due passi da Bari, ai piedi di quella montagna sacra che si chiama Gargano e che mai come in questo periodo è davvero bella, affascinante e misteriosa.

Da Bari si può percorrere l’autostrada in direzione Pescara ed uscire a San Severo: occhio al tizio (o ai tizi) che spacciandosi per casellanti, vi “aiutano” a pagare l’autostrada quando non c’è l’addetto e poi vi danno una foto formato gigante di padre Pio in cambio del resto. Sono, ovviamente, dei fuorilegge anche se sperano nella benevolenza divina (e nella vostra) vista la merce che spacciano.

Ma la società autostrade è felice se segnalate l’irregolarità e vi sottraete al bieco anche se innocuo ricatto.

Uscendo dall’autostrada dunque già avete davanti a voi la maestà dell’altopiano: niente neve ancora, solo un lezioso merletto di nebbia a cingere un biancore lassù. Quel biancore è proprio Rignano Garganico, il balcone di Puglia. Sono solo seicento metri sul livello del mare ma ci arriverete dopo infiniti tornanti che ad ogni svolta vi portano sempre più su e ai vostri piedi, agli occhi avidi e ammirati, si squadernano tre regioni e un mare azzurrissimo.

Lassù si tratta solo di scegliere l’ora propizia perchè la lattigine scompaia dalla pianura e dal belvedere di Rignano potrete osservare Castel del Monte, formidabile nonostante la distanza, e poi ancora laggiù il Gran Sasso, e poi ancora l’azzurrissimo mare di Manfredonia e la stessa federiciana città costiera.

Puglia, Molise e Campania sotto i vostri occhi che non riusciranno a bere tutta quella luce e quella storia. Benedetti coloro che crearono il Parco del Gargano e tutti gli altri parchi. E poi bisogna pur decidersi a lasciare quel balcone e proseguire. Un viaggio è tale se traccia un percorso, se segna un passaggio.

Lasciamo dunque Rignano e scendiamo (di poco) verso l’interno. San Marco in Lamis è poco lontano e già noi siamo immersi in una pietraia immensa e tenace, diversissima dalla Murgia, dove la pietra lascia poco spazio a radi ciuffi d’erba brucati devotamente da  cavalli lanosi e pecore ricciute.

Ed è poco fuori San Marco in Lamis che ci fermiamo a mangiare: a Borgo Celano, per l’esattezza. Dove un ristorante gestito da tre giovani ma bravissimi imprenditori offre il meglio della cucina locale con il tocco di classe di chi ha studiato davvero per fare quel mestiere.

Il posto si chiama GiuRo, da Giuseppe e Romolo, i due titolari che insieme ad Antonella,  moglie di Giuseppe, di giorno servono ottimi primi e secondi con deliziosi dolci e la sera cuociono le pizze, in omaggio alle abitudini dei nostri ragazzi.

Il giovedì sera al GiuRo si canta e si recitano poesie o si espongono quadri mentre questo fine settimana vi conviene proprio andarci perchè ci saranno decine di speleologi per il loro meeting annuale. La zona, infatti, è pienissima di grotte e doline, alcune profondissime e ancora inesplorate, fonte di mistero e sacralità come tutto quanto in questa zona di Puglia.

E sono stati proprio gli speleologi di San Marco in Lamis a ritrovare, notizia fresca fresca, impronte di dinosauro nella zona. Il tutto deve esser ancora ufficializzato dagli studiosi ma ben presto la Puglia si arricchirà di un secondo sito giurassico dopo Altamura.

Per il tramonto, vi consigliamo il vicino Convento di San Matteo, tenuto dai frati minori. Immerso fra i boschi, è una pausa che fa bene allo spirito e al corpo: i frati, infatti, preparano e vendono prodotti come miele e sciroppi fatti in casa.

Buon viaggio e al prossimo itinerario.

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