Bari ricorda Michele
L’amico è la risposta al vostro bisogno. E’ il campo che seminate con amore e che miete con riconoscenza. E’ la vostra mensa e il vostro focolare. Cercatelo con ore che han da essere vissute…
Le rime di Kahill Gibran hanno riempito il Joy’s, il locale di Michele Lopez, riaperto per una sera dai suoi amici per ricordarlo. A un mese dalla sua scomparsa, erano tutti lì per rendergli omaggio. Qualcuno, forse, per avere ancora una volta l’illusione di rivederlo dietro il bancone. Una sensazione non facilmente definibile quella che avverti varcando la soglia del Joy’s, ancora una volta stracolmo di gente, dopo ciò che è accaduto il 1 novembre scorso.
Ma è una serata di festa. Non c’è molto tempo per realizzare il tutto. La birra è buona come sempre, nel pub si respira aria distesa, confortevole come sempre. Come è sempre stato.
Anche la piazza antistante l’entrata della chiesa di San Giuseppe pian piano si è riempita. Per salutare Michele gli amici hanno pensato a un concerto. Una festa cui hanno partecipato il gruppo gospel Black & Blues, i Radiodervish in formazione ridotta e i Folkabbestia, esecutori nostrani di musica folk e irlandese che tanto piaceva a Michele Lopez. Tre ore di musica, di ballo e tanto divertimento come avrebbe voluto anche lui.
E’ stato questo lo spirito che ha accompagnato tutta la serata, nonostante un freddo più pungente rispetto a quello dei giorni precedenti, nonostante quello sia esattamente lo stesso luogo in cui Michele ha perso la vita. Basta guardare le facce dei presenti. Numerosi hanno riassaporato vecchi momenti, sottratti di colpo e senza motivo. Hanno ritrovato il loro piccolo angolo confortevole nel quartiere Madonnella, in una città come la nostra, dove da un mese a questa parte più di una volta abbiamo dovuto fare i conti con atti di violenza e delinquenza.
Bari non può dimenticare il pestaggio del ragazzo extracomunitario o quello del ragazzo omosessuale. E non deve dimenticare. Anzi, è proprio da lì che è necessario ripartire, come ha ricordato Gianni Del Mastro, anche lui gestore di pub e amico di Michele Lopez. Ciò che viene chiesto a gran voce è solo la consapevolezza di essere in grado di andare avanti. Di non fermarsi, seppur di fronte alla barbarie umana. Un passo da compiere assieme. Magari invitando anche chi ieri non era presente.
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