La Destra di Fini….. e non solo

Incontro a Bari 10 anni dopo la nascita di Alleanza Nazionale sui temi cari agli eredi di Tatarella
Sono passati oltre 10 anni dalla nascita della seconda Repubblica, dalla “morte”politica del colosso DC, dalla nascita a dir poco taumaturgica della Casa delle Libertà e dalla discesa in politica di nuovi soggetti e partiti che ancora oggi popolano il Parlamento, e sembra che ancora oggi ci sia necessità di studiare una “rivoluzione” che possa dare alla destra una chiara identità unitaria, a livello nazionale ed europeo.
Se ne è parlato a Bari, nell’aula Aldo Moro della facoltà di Giurisprudenza, durante le presentazione del libro scritto da Alessandro Campi La destra di Fini, un libro che vuole indurre alla riflessione gli Stati generali della destra pugliese e non, e che cerca di tracciare un percorso affinché i cambiamenti epocali degli anni ’90 trovino ancora un effettivo riscontro.
Alla vigilia della manifestazione del 2 dicembre a Roma, organizzata dalla CdL per protestare contro la Finanziaria targata Padoa Schioppa, l’incontro barese, a cui hanno preso parte, tra gli altri, i parlamentari Raffaele Fitto e Riccardo Migliori (vice presidente del gruppo AN della Camera dei Deputati), ha voluto dimostrare quanto il dibattito sull’opportunità di un partito unitario, ma non unico, sia sempre vivo, per formare una destra che possa essere democratica e governatrice.
Una destra che guarda all’attualità, europea e modernista, che riesca a mettere al centro del proprio operato non l’individuo ma la persona, che tenta, attraverso i giovani, di realizzare quel sogno che vede Alleanza Nazionale lavorare alacremente perché un partito unitario di destra possa realizzare un bipolarismo stabile, migliore magari dei tentativi sin qui operati in Italia, ma anche e soprattutto all’estero, in realtà come l’Austria e la stessa Germania, in cui come afferma Migliori “la grande coalizione non è altro che il frutto di un errore programmatico”.
È un elettorato particolare, quello di destra, a cui non importa sapere chi sarà il prossimo leader, ma capace di applaudire Fini e contemporaneamente piangere per il malore di Berlusconi, e forse un po’ troppo all’avanguardia rispetto alla burocrazia e ai tempi della politica che invece non sanno cogliere l’effettiva velocità degli eventi e dei cambiamenti sempre più necessari: è questa la sostanziale differenza tra la politica e la cultura di destra.
Una cultura che è figlia di valori radicati nel tempo, figlia del popolo e non dei lumi, in cui gli intellettuali saranno sempre di meno rispetto alla sinistra, una cultura che forse dovrà pagare ancora a lungo gli errori del passato, che deve però tassativamente ridurre i tempi burocratici se vuole riuscire a soddisfare la gente.
“Il rischio maggiore che la destra oggi corre – ha dichiarato Fitto – consiste nel lasciare troppo spazio agli avversari, e nel non pensarsi un unico soggetto politico. La manifestazione di sabato è stata organizzata in modo quasi troppo facile, segno di un malcontento ineccepibile”.
E non poteva mancare un riferimento a Pinuccio Tatarella nelle parole di Riccardo Migliori, secondo il quale la legge elettorale italiana è “tatarelliana” nel DNA, “e non può definirsi una porcata, perché permette a tutti di sapere chi sicuramente governerà”.
Ovvio il riferimento al leghista Calderoni, ed è altrettanto ovvio chiedersi se un partito unitario, che sia di destra o di sinistra, è in grado di unire tutti gli estremi: il dubbio, permettetecelo, è lecito.
Quando si uniscono tutti gli estremi allora non c’è pericolo, ma in Italia, in 61 anni di Repubblica, c’è mai riuscito qualcuno? Fiduciosi attendiamo…..
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