La penna nel mirino

Il confronto con un papà illustre, l’infanzia davanti alla linotype, i giornali accartocciati e poi ancora “Le Iene”, qualche inchiesta “scottante” e quel pacco arrivato per posta due o tre settimane
Ha il sorriso disteso e lo sguardo sornione ed indagatore che ogni buon giornalista deve avere. Fuma una sigaretta dopo l’altra, non per nervosismo ma per semplice piacere. Ruggero Cristallo, sposato e papà di una bambina, non pare dare peso a quello che gli si sta scatenando intorno. Figlio di Michele, uno tra i più celebri giornalisti baresi, firma della Gazzetta del Mezzogiorno, qualche settimana fa ha ricevuto un pacco che conteneva la testa mozzata di un coniglio. Avvertimento, evidentemente non tanto sottile, certamente conseguenza di una tra le sue tante inchieste.
Togliamoci subito il pensiero: hai paura?
“Mi fanno paura molti colleghi”
Perché?
“Perché ingaggiano battaglie inutili senza avere gli strumenti per vincerle. Per il semplice motivo di non essere abituati a condurre o subire una guerra”
Sei figlio di un celebre giornalista barese. Quanto ti è pesato e ancora ti pesa l’inevitabile confronto?
“Il mio cognome, a differenza di quanto si creda, non mi ha portato alcun vantaggio: molte bordate dirette a mio padre si sono abbattute su di me. Per il resto, è un cognome che porto con orgoglio. Il confronto? E’ più bravo lui”
Quando hai deciso che saresti diventato un cronista?
“Quando mi sono reso conto di essere così psicotico da voler trascorrere le mie giornate di bambino accanto a una linotype”
Negli ultimi anni hai ricevuto molti riconoscimenti. E’ successo perché sei molto bravo oppure molto fortunato?
“La bravura non ha nulla a che vedere con il giornalismo. Non lavorano quasi mai i migliori. La fortuna sì: ma deve essere spinta da una mano potente. Io non sono né bravo né fortunato. Trovo storie e le racconto”
Roberto Saviano, l’autore di “Gomorra” ha la scorta. Tu potresti fare una vita così?
“Io potrei anche accettarlo, la mia famiglia no. Tant’è che a seguito delle minacce di morte che mi hanno gentilmente recapitato a casa, l’ho rifiutata”
Tutti i giornalisti vivono il famoso “battesimo” con il foglio sul quale è scritto il pezzo che, anche se buono, viene appallottolato e buttato via. A te quando è successo e l’hai mai fatto tu a qualcuno?
“Il mio primo pezzo fu distrutto con sadismo da mio padre. Non ricordo di averlo fatto ad altri. Spesso, però, ho avuto la tentazione di accartocciare molti giornali dopo averli letti e in alcuni casi l’ho fatto”
Stacchi mai la spina dal tuo lavoro?
“Certo. Ma è difficile”
Se un giorno tua figlia dovesse diventare giornalista, pensi avrebbe le stesse difficoltà che hai incontrato tu?
“Ne avrebbe molte di più. Ormai la domanda supera l’offerta già da diversi anni. Mi auguro che voglia fare il lavoro che le piace, così come è accaduto e accade a me, nonostante le tante difficoltà”.
Quali sensazioni ti dà mettere la firma sotto un pezzo?
”La firma è il sigillo a quello che ritengo essere un buon lavoro. Con una buona dose di vanità e di egocentrismo”
Nella tua carriera hai intervistato molte persone e fatto diversi scoop. Quale ricordi con maggiore piacere?
“Ricordo con molto più piacere gli articoli che hanno permesso ai protagonisti delle storie che ho raccontato di vivere una vita migliore, di trovare una soluzione ai loro problemi. Ad esempio,sono molto soddisfatto d’aver risolto, recentemente, il caso di un operaio licenziato dopo aver rilasciato una dichiarazione alle “Iene”. Ho raccontato la storia e il buon operaio è stato assunto da un imprenditore che aveva letto l’articolo”
Dimmi una cosa… Ma chi te lo fa fare?
“ Non riesco ad immaginarmi in un altro contesto che non sia quello di una redazione. Ne va della mia salute mentale”.
Chi scrive ritiene Ruggero Cristallo un riuscito compromesso tra un fratello, un amico ed un maestro. Ed è convinta che il suo impegno ed il suo coraggio siano, oggi più che mai, d’esempio ai tanti che decidono di intraprendere quel mestiere appassionante, totalizzante e maledettamente difficile chiamato giornalismo.
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