Questa Vita così fragile

A convegno sui grandi temi della bioetica
Dopo qualche problema organizzativo riguardante la sede e il gran numero di partecipanti, ha inizio nell’aula V della facoltà di giurisprudenza il XXVI convegno nazionale del MPVI, movimento per la vita italiano. Una bella occasione per Bari, secondo Antonio Quaranta, preside della facoltà di medicina, coincidente con l’apertura in città di un centro per la vita che aiuterà le donne ad affrontare più serenamente le maternità indesiderate.
Tema centrale dell’incontro la fragilità della vita, argomento serio su cui meditare in connessione alle “difficili risposte da dare all’aborto, alla procreazione assistita, all’eutanasia”. Così Giovanni Mazzone, comandante della III Regione Aerea, che auspica il ritorno alla pietas per acquisire consapevolezza nelle scelte, “perseguendo una libertà che non comprende il potere di decisione sulla vita e la morte”.
“Riconoscere la vita come dono primario e irripetibile difendendola fin dal suo concepimento”; questo l’impegno dell’onorevole Rocco Pignataro, capo di gabinetto della Provincia di Bari, che dopo qualche citazione biblica, illustra la sua attività per migliorare la normativa vigente.
Chiede di rispettare interamente la legge 194 Carlo Casini, presidente nazionale del MPVI e moderatore dell’incontro barese. Lamenta l’attuazione delle sole parti negative che autorizzano l’aborto volontario, tralasciando il lato preventivo della disposizione, con i volontari nei consultori per proporre aiuto e mostrare scelte alternative. Affermando l’apoliticità del movimento, ne dichiara il riconoscimento nei valori della Chiesa. Non respinge l’approccio laico, “non adotta la linea dura”, ma , forte dei risultati positivi – più di 70 mila bambini sottratti all’aborto in un trentennio di attività- non esclude di poter andare anche oltre la normativa esistente, stimolando alleanze trasversali. Forte opposizione anche contro la diagnosi medica pre-impianto sugli embrioni, “riconosciuti come esseri umani”, dice, rallegrandosi per la sentenza della Corte Costituzionale, che non ha visto nessuna contrarietà di questo principio con la laicità dello Stato Italiano. Prevede lotte in parlamento per il settimo programma quadro europeo di ricerca, che ha stanziato 54 miliardi di euro per permettere ai ricercatori di studiare in condizioni più idonee nel territorio dell’Unione, ma contenente un piccolo paragrafo sulla distruzione di embrioni a scopi scientifici. “la vita è fragile e insieme potente come il pensiero” afferma infine, per stimolare il dialogo e la cultura a difesa della vita.
Denuncia l’impreparazione culturale dei medici di fronte alle nuove prospettive biotecnologiche Filippo Maria Boscia, ginecologo e presidente dell’associazione nazionale medici cattolici, per cui la medicina deve tornare ippocratica, cioè al servizio della natura, non tentare di stravolgerla, arrogandosi il diritto di scegliere se far morire o meno un embrione. Lamenta l’uso improprio della terminologia che vede la procreazione, a suo parere atto rispettoso della verità, sostituito dalla riproduzione, che richiama invece l’artificio umano.
Stessa battaglia terminologica per Rosa Alberini, giornalista e sociologa, che tra dichiarazioni di fedeltà al papa e provocazioni sull’opportunità di concedere la cittadinanza a chi, per cultura o religione concepisce differentemente la vita, esorta a non perdersi in un labirinto di parole e leggi, ma sintetizza tutto nell’incipit del “non uccidere”.
“Difendere la dimensione umana prima che la vita stessa” è il proposito che, secondo Eugenia Roscella, giornalista e leader del movimento per la liberazione della donna, può unificare laici e cattolici, diffondendo l’idea che l’umano “si genera e non si riproduce”. Esorta a non aver paura delle altre culture, ma di noi stessi, che possiamo permettere il diritto alla morte, privandoci del valore educativo della sofferenza, e la distruzione di embrioni per applicazioni che non vanno oltre i test tossicologici delle case cosmetiche e farmaceutiche.
“Rendere la vita degna di essere vissuta”, maternità svincolata sia dalla moda che dagli allarmismi, passo raggiungibile concentrandosi solo sulla vita e non sulla sua fragilità secondo Renata Maderna, capo redattore di Famiglia Cristiana.
Parte da una matrice cattolica, ma a dispetto delle argomentazioni filosofico- scientifiche si indirizza a tutti il progetto Gemma, che consente di adottare una mamma incinta dal sesto mese di gravidanza fino al primo anno d’età del bambino versando 160 € al mese, detraibili dall’imposta sul reddito. Un’iniziativa che, nel rispetto della laicità dello Stato e delle sue leggi, rende possibile una scelta più serena e consapevole.
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