Vendola e Paoli: “La speranza non è astratta”

Antonio Scotti

Il governatore incontra il missionario delle favelas nella presentazione del libro “I dilemmi della speranza: un dialogo”.

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Un modo per continuare a tessere il filo del dialogo sulla speranza. Quella della certezza del lavoro, del cibo, dell’acqua e del rispetto dei diritti umani.  E’ con lo spirito di fondo che ha animato l’incipit del suo ultimo lavoro,  che il governatore regionale Nichi Vendola ha deciso di presentare, ieri, alla libreria Laterza, il libro redatto insieme al filosofo Salvatore Natoli: “I dilemmi della speranza: un dialogo”.
Quaranta pagine in cui gli autori sintetizzano e proseguono il confronto sulla speranza iniziato l’anno scorso in occasione de “I dialoghi di Trani”.

Ora il salotto è quello della Laterza. E qui il  Presidente della Regione si è confrontato con chi nel mondo viene considerato uno dei rappresentanti più significativi per la costruzione di un domani migliore: Artruro Paoli, arzillo missionario 94enne dell’ordine dei piccoli fratelli del vangelo e fondatore della omonima Comunità.
Al centro del libro il tentativo di risposta alla domanda su quanto le speranze che economisti e specialisti dei continenti in via di sviluppo stanno producendo non siano soltanto forieri di delusioni.

Insomma la speranza di un domani diverso è solo una magra illusione?
“Difficile rispondere a questa domanda se non si fa, prima, un viaggio nella memoria di quello che siamo stati, una riflessione per comprendere fino in fondo in quale contesto mondiale siamo inseriti e, infine, dove ci apprestiamo a vivere”, spiega Vendola in apertura del suo discorso.
“Vengo da un viaggio ad Auschwitz, qui si è compiuto uno degli atti più cruenti di fratricidio che l’uomo ha potuto compiere nei confronti del proprio prossimo – continua – A distanza di anni troviamo altri esempi orrorifici come l’eccidio dei bambini di Beslan o lo sgozzamento rituale del nemico in Iraq”.
Tutto questo porta il governatore regionale ad una conclusione: “Fin quando la politica non serve a salvaguardare l’ inviolabilità della vita di tutti, a partire dal nemico, allora la sua missione rimarrà priva di senso”.  
Per diffondere speranza in una terra martoriata da violenza e soprusi,  Artruro Paoli ha deciso di costruire una comunità di accoglienza per i ragazzi brasiliani delle favelas. “Per dare dignità, lavoro e speranza agli ultimi occorre fare qualcosa di concreto– ha ammonito il fratello, così come ama essere chiamato – Sono stanco di statistiche o di persone che considerano aiutare il prossimo un semplice adempimento ad un fioretto”.
Secondo il missionario delle favelas la speranza, da sola, non è un concetto assimilabile, se non trova compimento in azioni di aiuto e fraternità verso gli altri. Con una precisazione: “Secondo il vangelo, l’uomo è chiamato alla conversione, alla trasformazione di sé in persona capace di accogliere l’altro, il prossimo, non un’entita astratta, ma altri uomini di cui andiamo alla ricerca se davvero vogliamo costruire un mondo di fraternità. Ma dobbiamo partire dal sentirci non superiori a qualcuno, bensì ultimi e consapevoli della conversione a cui siamo chiamati ”. 

Un richiamo all’amore che non disillude le speranze, ma le alimenta in maniera costante per illuminare il mondo verso la pace.

 

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