Legambiente boccia la Puglia

Danilo Calabrese

Introna: “Pronto il piano di difesa delle coste e del patrimonio forestale”

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“Non si riscontrano troppi passi in avanti da parte dei comuni di Puglia”. La situazione preoccupante, denunciata da Francesco Tarantini, presidente regionale di Legambiente, per ciò che concerne il rischio idrogeologico è emersa dopo una ricerca dell’associazione ambientalista nella nostra regione. L’Operazione Fiumi 2006 ha riscontrato che oltre otto comuni su dieci vivono il pericolo di frane e alluvioni, in quanto hanno costruito su aree a rischio, il 69% è in forte ritardo nella progettazione del piano di prevenzione, il 62% si è dotato di un piano di emergenza per la sicurezza del territorio e solo il 23% lo ha aggiornato negli ultimi due anni.

Questi sono solo alcuni dei dati statistici forniti da Legambiente e dalla Protezione civile nell’ambito dell’indagine Ecosistema Rischio 2006. Non solo. Secondo una classifica stilata dal Ministero dell’Ambiente e dall’Unione delle Province italiane (Upi) e monitorata nel 2006 da Legambiente, sono 48 i comuni pugliesi a rischio idrogeologico, il 19% dell’intera penisola, di cui 44 a rischio frana, 1 a rischio alluvione e 3 rischiano entrambi i disastri. I pericoli maggiori li corrono i comuni della Capitanata con 35 comuni off limits. E se la città che ha adottato la migliore politica di prevenzione di frane e alluvioni è la barese Gravina di Puglia (voto: 7), la maglia nera spetta a Panni (voto: 0,5), cittadina in provincia di Foggia, che nonostante sia costituita da interi quartieri a rischio, è rimasta praticamente inerme e passiva di fronte a tali problematiche.

Il dossier, nato dalla collaborazione con i comuni stessi, offre un panorama per nulla rassicurante. “Il numero dei comuni a rischio”, afferma Giorgio Zampetti, portavoce nazionale di Operazione Fiumi, “è sicuramente sottostimato. Cassano Murge, ad esempio, non è nemmeno inserito nell’elenco. Comunque, attendiamo la nuova lista dell’Autorità di Bacino”. Ma non sembra che il neo-registro possa dare un quadro molto diverso della situazione, viste le condizioni attuali del nostro patrimonio idrogeologico. “Abbiamo anche denunciato all’assessorato competente lo stato in cui è ridotto il fiume Ofanto”, dice Tarantini, “e, perciò, chiediamo di istituire un parco fluviale regionale per la tutela di questo fiume, dove al momento costruiscono addirittura sul letto”.

Ma l’assessore regionale alla difesa del suolo e delle risorse naturali, Onofrio Introna, si difende. “I dati diffusi forse meriterebbero un aggiornamento. Non si tiene conto che dal 2003 sono avvenuti fatti importanti. Abbiamo approvato il Pai (Piano di assetto idrogeologico, n.d.r.) nel novembre 2005 in maniera definitiva. Ma il Pai è anche uno strumento dinamico di esame e di conoscenza del territorio, e per questo sempre aggiornato con le stesse amministrazioni comunali, che hanno partecipato alla stesura completa del piano”. Anche alla richiesta di dar vita ad un parco fluviale Introna non si fa cogliere impreparato. “La Puglia si è particolarmente distinta in questo primo periodo di governo proprio per l’istituzione di nuovi parchi. Faremo tutto il possibile affinché l’Ofanto possa essere recuperato”.

L’assessore assicura “l’avvio del processo per un piano di difesa delle coste, che ad oggi non esiste in Puglia” e, infine, annuncia:  “Per i prossimi tre anni il governo finanzierà un progetto per la difesa del patrimonio forestale, per il quale verranno impiegati 300 lavoratori socialmente utili”.

 

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