Donna Democrazia

Fortunata Dell'Orzo

Gli ultimi trent’anni narrati dagli articoli e dai reportage di questa giornalista davvero speciale

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Sua figlia Sara, cui il suo ultimo libro è dedicato insieme al fratello Luciano,  è nata nel 1953 ma lei preferisce dire “nell’anno della legge truffa“: era il 1953 e ai democristiani dell’epoca, apparentati insieme ad altri partiti minori, riuscì (ma durò poco) il tentativo di dare un premio di maggioranza alla coalizione che avesse raggiunto il 50% più uno dei voti.  La legge, che fallì per poche migliaia di voti grazie alla mobilitazione dei partiti di sinistra e del Movimento Sociale (il papà parafascista di Alleanza Nazionale di oggi), fu subito revocata e, come ben sappiamo, sarà riesumata, riveduta, corretta e messa in atto da Berlusconi cinquant’anni dopo.

Così Miriam Mafai ricorda l’anno cui nacque sua figlia: cronista anche nel suo calendario e lessico familiare,  ha passato gli ultimi 30 anni di professione (in cui è sempre molto attiva) al prestigioso desk di Repubblica, il quotidiano fondato nel 1976 da Eugenio Scalfari: e sono proprio i suoi “pezzi” su Repubblica i protagonisti di Diario Italiano, appena uscito per i tipi della Laterza, il libro presentato appunto da Miriam con l’affettuoso e competente aiuto di Cinzia Capano, in veste di lettrice e soggetto politico della sinistra barese, e Maria Laterza, padrona di casa e fautrice di questo incontro.

Miriam Mafai è sicuramente una giornalista di razza anche se la sua mai celata militanza nel partito comunista prima e in quello che oggi si chiama DS  la colloca più sul piano dell’editorialista acuto e pungente che su quello, apparentemente più piano e semplice, del cronista. Ha visto da vicino tutta l’evoluzione della politica italiana a partire dal secondo dopoguerra, ha attivamente lavorato nella federazione nazionale del PCI al tempo dei segretari storici (Togliatti, Longo, Berlinguer), ha potuto essere parte attiva e determinante  in quella lunga ma irreversibile evoluzione che ha condotto la società italiana verso la piena integrazione delle donne, la loro completa liberazione dai retaggi maschilisti e sessisti del passato: pur con il rammarico d’essere, in Europa, ancora un fanalino di coda quanto a presenze muliebri nelle istituzioni e nei luoghi dove viene di fatto esercitato il potere.

L’incontro con lei è stato, presso la Libreria Laterza, intanto un riconoscersi di tre generazioni in quei fatti narrati o commentati dal libro, un ripercorrere anche l’impegno personale di ciascuno, un ascoltare (da parte di più giovani che pure c’erano) parole, frasi e terminologie che oggi sembrano desuete ma di cui la politica italiana ha un terribile bisogno.

Giunta sui banchi delle librerie dopo le memorie di Rossana Rossanda e di Pietro Ingrao, l’opera della Mafai ne prosegue idealmente il filo temporale (inizia infatti negli anni in cui gli altri due si fermano, quasi a significare che la politica non è morta con gli anni 70 ma è solo cambiata) e non ha nulla della rielaborazione letteraria e intimista (Rossanda) o della memorialistica puntuale e storicamente ineccepibile (Ingrao): è materia viva e appassionata ma pure trattata con il giusto distacco che ogni giornalista (anche se militante) deve dare fra sè ed i fatti che racconta o che commenta.

Leggendo Mafai si colgono i grandi filoni di dibattito e ricerca che ancora oggi in un certo senso tormentano la sinistra italiana: la laicità dello stato, il ruolo delle sinistre nella politica italiana, i rapporti con le forze politiche affini, i conti con il proprio passato.

Ma sono soprattutto le donne, il loro ruolo nel proteggere la nostra democrazia da pericolose involuzioni, la loro fatica nel liberarsi dai retaggi escludenti del passato, la loro determinazione nel difendere la laicità dello stato come garanzia di libertà per tutti, credenti compresi, ad occupare un largo spazio nel cuore e nella mente di Miriam Mafai.

“L’Italia è una democrazia laica grazie alle donne” ha ad un certo punto affermato la mia grande collega ricordando gli sforzi congiunti di laiche e cattoliche per riformare dagli obbrobbri il diritto di famiglia e il codice penale: e sembrava di vederla, mentre lo raccontava, come visibilmente incinta di Sara andava a fare comizi in quel di Pescara, fra lo sconcerto dei suoi stessi compagni del PCI: comunisti sì, ma pur sempre maschi, poveretti.

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