Gruber: ve la dò io l’America

La giornalista Rai: “L’operato di Bush sta facendo perdere di credibilità gli Usa. A novembre prevista la sconfitta con l’elezioni di medio termine”
Un viaggio alla riscoperta degli Stati Uniti d’America. Delle sue inquietudini e della sua storia. Di ciò che è stata e probabilmente di ciò che che sarà all’indomani delle sue scelte politiche e di quello che fatalmente il destino gli ha riservato in questi utlimi tempi: l’attentato dell’11 settembre, la guerra al non meglio definito terrorismo e il disastroso uragano Katrina.
“America anno zero”, questo il titolo dell’ultimo libro della giornalista ed europarlamentare Lilli Gruber, presentato quest’oggi nella sede barese della Rai in compagnia, tra gli altri, di Vito Bruno, redattore Rai, il sindaco Michele Emiliano e l’eurodeputato Enzo Lavarra.
“Difficile definire un libro che ti rapisce come un romanzo, prosegue come un saggio fino ad incuriosirti come un reportage giornalistico”, ha esordito Vito Bruno in apertura dell’incontro.
E in effetti scorrendo le circa trecento pagine dell’ultima fatica dell’allora giornalista dell’ “Adige”, ora prestata alla politica di Bruxelles, è visibile la presenza di un intreccio narrativo che ben si combina con le innumerevoli interviste che compongono l’ossatura del libro.
Una vera e propria esplorazione degli Usa che riprende idealmente un’altra storica esplorazione: quella compiuta più di duecento anni fa da Meriwether Lewis e William Clark alla scoperta del Nord America: dal Mississippi all’Oceano Pacifico.
“A circa duecento anni da quel mitico viaggio, oggi gli Usa– ricorda Lilli Gruber- sono il paese più ricco e più potente al mondo, ma anche una delle nazioni maggiormente contestate dall’opinione pubblica internazionale”.
“L’antiamercianismo, in Europa, in Medio Oriente e in Asia è aumentato con la guerra in Iraq– continua la giornalista-. Ed il naufragio di credibilità è associato alla personalità e all’operato di un uomo come George W.Bush”.
Politici, economisti, attrici impegnate e accademici, generali ribelli, maghi, clandestini idoli delle folle, avvocatesse che difendono terroristi, spie irachene. Un insieme eterogeneo di persone che raccontano l’attuale fase di transizione storico-sociale dell’America in maniera diretta, senza dogmatici schemi teorici e con un tono quasi colloquiale.
Tra gli intervistati anche preti cristiani e pastori delle chiese protestanti che raccontano “dove è finito Dio nelle case degli americani dopo l’11 settembre e dopo l’invasione in Iraq”.
“Ogni giorno vengono meno quelle giustificazioni che hanno ispirato la guerra verso l’Iraq – conclude Lilli Gruber – e quello che è ormai l’unico obiettivo politico della presidenza Bush, rischia di naufragare nell’ombra di un imperialismo inacettabile. Il destino di Bush è ormai chiaro, i suoi consensi sono scesi in maniera brusca e le elezioni di medio termine potrebbero costargli caro” .
Bastarà questo a far rinascere l’America? Un giudizio, quello verso la presidenza americana, amaro e per nulla celato nelle pieghe del libro. Bensì volutamente rintracciato nelle decine di incontri che la Gruber ha realizzato con la “gente d’America”.
“Ho raccontato ciò che è presente attualmente negli Usa– sottolinea la Gruber- ossia una nazione in guerra con se stessa che si batte contro gli abusi di potere della Casa Bianca in onore di quell’America che abbiamo sempre amato, dove l’amore delle libertà e dei sogni che si possono realizzare hanno appassionato molti della nostra generazione”.
Con la gente, e non solo con i cosiddetti opinion leader, Lilli Gruber ha cercato di ricostruire passo dopo passo quello che oggi rappresenta per lei l’Amercia dell’anno zero.
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