Fiera n° 70 in archivio

Danilo Calabrese

Una realtà, più che un rischio, la perdita di competitività a causa del decadimento strutturale

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“Per noi è stato un grandissimo successo”. Non nasconde il proprio compiacimento il presidente dell’Ente Fiera di Bari, Luigi Lobuono, che si prepara (anche se nulla è ancora ufficiale) a lasciare il posto di comando assieme al consiglio di amministrazione. A novembre scadrà il suo mandato. Non fa commenti sull’argomento, ma un appunto ci tiene a farlo: “Quelli che verranno dopo certamente troveranno terreno fertile su cui operare”.

Chiude, dunque, i battenti la settantesima Fiera del Levante di Bari, la prima nel meridione, la seconda in Italia. I numeri: 1.070.000 visitatori (con un incremento del 3,5% rispetto alla scorsa edizione), 2.026 espositori (16 in più rispetto allo scorso anno), 360 espositori esteri (40 in più rispetto al 2005), 69 delegazioni ufficiali presenti alla Borsa Affari e provenienti da Hong Kong, Pakistan, Kenia, Repubblica Slovacca, Albania, Senegal, Polonia, Moldova, Montenegro, Romania, Ucraina e Uzbekistan.

“L’aspetto che voglio porre all’attenzione – afferma Lobuono – è soprattutto quello istituzionale che ha caratterizzato la Fiera come importante luogo d’incontro”. Infatti, gran parte del buon risultato è dovuto alla partecipazione delle istituzioni, impreziosita dalla visita del Presidente della Repubblica Napolitano, massima carica dello Stato, che mancava in Fiera da nove anni, e da rappresentanti politici esteri come il premier albanese Berisha, quello bosniaco Dodik, oltre a ministri bulgari, montenegrini e serbi.  

Di pari importanza , come spesso è accaduto negli ultimi anni, il lato economico della manifestazione. “La Fiera del Levante – esordisce il vice-presidente Nitti – rimane un importante punto di aggregazione e di riflessione, nonostante si parli di problemi economici a Cernobbio, in Cina, prima e dopo la Fiera, e nonostante la logica globale in cui viviamo”. Per continuare ad essere competitivi, però, alcuni “piccoli ritocchi” è necessario realizzarli. “Abbiamo denunciato – dice il presidente Lobuono – dal 2002 delle carenze strutturali Noi siamo tecnologicamente obsoleti”. I problemi principali? “Il collegamento stradale, le strutture dei padiglioni e i servizi in generale, dalla presa di corrente all’aria condizionata. Scontiamo il fatto che la Fiera è stata pensata nel 1930, anche se aggiustata”.

Insomma, è più che un pericolo la corsa fuori mercato della rassegna levantina, senza dimenticare che le nuovissime fiere di Rimini e Roma costituiscono degli ottimi concorrenti. Fortunatamente, pare che i fondi siano stati trovati, sperando che Lobuono, o chi per lui, li utilizzi nel migliore dei modi.     

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