Notte della Taranta: la musica tra studio e poesia
Intervista a Ambrogio Sparagna, direttore dell’Orchestra Popolare della Notte della Taranta
Quattordici giorni di concerti nelle assolate piazze della Grecia Salentina: ma è arrivata la notte più attesa da tutto il Salento e dal popolo dei tarantolati con ospiti d’onore Lucio Dalla, Peppe Servillo, Lucilla Galeazzi, I Buena Vista Social Club, Uccio Aloisi e Carlos Nunez.
La nona edizione della Notte della Taranta è giunta al morso finale, stasera, sabato 26 agosto sotto l’ancestrale mole del Convento degli Agostiniani di Melpignano.
Ma cosa c’è dietro questa musica così antica e primordiale che fa saltare e esaltare milioni di persone nel mondo?
Lo abbiamo chiesto ad Ambrogio Sparagna, maestro concertatore dell’Orchestra Popolare della Notte della Taranta, scoprendo che nel futuro si può ancora scoprire la poesia della musica.
Notte della Taranta: dopo Bologna, Pechino, Germania c’è di nuovo Melpignano con il suo convento e il popolo primigenio dei tarantolati. Ma dove si vuole arrivare?
E’ una domanda difficile, perché io credo che il segnale della Grande Orchestra, il recupero delle fonti letterarie, questa attenzione verso la poesia, per lo studio, per l’attenzione partecipata, debba diventare un patrimonio diffuso e condiviso in tutto il Paese. Quindi la cosa più importante non è la possibilità di andare in tournee in America o in Francia, ma che questo gruppo di settanta giovani che lavorano insieme su un patrimonio antico, possa essere tutelato e promosso.
Poi i concerti all’estero fanno parte del lavoro e dell’esercizio di un orchestra, ma quello che più mi preme affermare ed è il motivo per cui io sto facendo questo grande sforzo, perché io non vivo nel Salento ma ormai da tre anni è più il tempo che vivo qui che non a Roma, è il valore dell’esercizio, del rigore e dello studio e del riuso della cultura popolare in senso moderno.
Non sono per niente convinto che per salvare la cultura popolare bisogna perpetuare i modelli arcaici tout court, perchè è un esercizio acritico.
Si ha bisogno di rimodulare questa musica popolare?
Bisogna conoscerla molto bene: l’Orchestra è un espediente per conoscere questo repertorio, perché quando rielabori un brano musicale acquisisci le regole, acquisisci i codici, lo fai tuo e lo reinterpreti in una certa maniera ed è quello che da la garanzia perché questo prodotto sopravviva per cui credo nel valore essenziale di questo progetto.
Qualcuno ha affermato che l’Idea della Grande Orchestra sia un tradire la cultura popolare: in realtà è così ma se uno pensa che tradizione e tradimento hanno la stessa radice un motivo c’è, nel senso che quando uno va a rapportarsi con la tradizione questa è frutto di una serie di sedimentazioni, di innovazioni e di cambiamenti progressivi e anche di conseguenza di una sorta di tradimenti rispetto al passato.
Tradimenti buoni, non cattivi.
Certo, il problema fondamentale è avere consapevolezza di quello che uno tratta, e questo se uno ha attenzione, rigore, coscienza è un rischio che può correre e gestire.
Quale è stato il punto di svolta in questi anni nella Notte della Taranta?
Io non posso che risponderle l’Orchestra: l’originalità di questo progetto stabile di lavoro e di ricerca.
Pensare che si possa generare un lavoro sulla cultura popolare attraverso una prassi di elaborazione collettiva, condivisa, critica; attraverso una grandissima esperienza di laboratorio, dove dentro si possono trovare le grandi star della musica o il ragazzino che deve ancora entrare in conservatorio.
Battiato, De Gregori che gli anni passati hanno lavorato con i ragazzi, quest’anno Dalla viene a lavorare 10 giorni con l’Orchestra, sono cose che non succedono tutti i giorni e sono cose che succedono solo qui.
Per i giovani che non fanno questo di mestiere e che vogliono diventare musicisti è un’occasione fuori dall’ordinario, e spesso non viene considerato ma in Italia è una soluzione inedita.
Siamo stati fagocitati dalle produzioni televisive, le cosiddette produzioni di cartone dove hanno distrutto la qualità e la profondità del lavoro artistico e di ricerca creativa.
La televisione da un prodotto culturale massificato e superficiale: noi invece fermiamo la gente, chiediamo di rimanere tre mesi fermi con noi a fare le prove. Tre mesi di studio, e questa la cosa che va veramente controcorrente.
Lucio Dalla: che tipo di interazione si aspetta con la Notte della Taranta?
Ognuno porta la propria esperienza che incontra la cultura popolare e si incontra attraverso un processo di sintesi. Se io e te parliamo devo utilizzare un codice comprensibile anche per te: se non voglio farmi comprendere utilizzo un codice che non conosci e questo è il problema.
Quando chiami una persona a lavorare a questo progetto c’è bisogno di sintonia, se c’è ci si arricchisce a vicenda.
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