Stragi d’estate

Crimine, indifferenza, ignavia intellettuatle ed inedia morale alla base di questo olocausto
Non sappiano quanta gente ancora dovrà morire in mare prima che la comunità internazionale si decida a prendersi in carico questa emergenza.
Non è solo un problema di polizia (corrotta) libica o di criminale avidità di chi gestisce il traffico. In ballo c’è il futuro di un continente e dunque del pianeta intero.
Chi fugge per rischiare di finire letteralmente in pasto ai pesci non ha futuro se non nella disperata scommessa della fuga in gommone. E sono migliaia di persone, non casi isolati.
I governi da cui questi infelici provengono sono altrettante sentine di corruzione e cinismo. Basta ascoltare l’assordante silenzio delle loro ambasciate in Europa, dove il più delle volte si fanno traffici di infimo livello e si perpetua il condizionamento iniziato con il colonialismo.
La comunità internazionale fa finta di non capire che chi fugge dalla miseria, fugge anche e soprattutto dalla consapevolezza che mai niente e nessuno potrà cambiare quella miseria in ricchezza o, per lo meno, dignitose condizioni di vita.
Ovvio che l’abbaiare dei leghisti e dei razzisti può solo accontentare il basso ventre di chi pensa con le viscere dell’egoismo e non è capace di un’analisi degna del globale che stiamo vivendo.
Questa è una guerra, sappiamolo. Una guerra che un sistema ingiusto di distribuzione delle risorse fa all’umanità intera e in cui le vittime visibili e immediate sono davvero gli ultimi della terra. Questa è una guerra che stiamo combattendo tutti anche se non lo sappiamo. L’importante è comprendere da che parte stare e perchè.
Questa è una guerra la cui soluzione non va confidata solo nelle mani pietose di chi ha un credo religioso o una fede politica “messianica”. Questo compito appartiene a ciascuno di noi, nessuno se ne senta escluso, giusto per citare il grande Francesco de Gregori.
L’Occidente non sa fare i conti con la sua storia, contraddittoria, esaltante, immensa e miserevole allo stesso tempo. Sa solo blaterare a spropositodi identità. Ma in ballo c’è ben altro. C’è un futuro globale che ci appariva perfetto e rotondo e che ora si scolora e collassa su di sè. Sciogliendosi in tutti i mari ove naufraga una carretta di disperati.
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