Barletta: fra disfide e ingovernabilità
Sta per diventare uno dei tre vertici della nuova provincia. Non senza problemi
Da un lettore riceviamo e pubblichiamo
Barletta…città della Disfida e culla dei primi vagiti di un italico “sentimento nazionale”. Barletta…città medaglia d’oro al valor militare e al merito civile per i fatti del periodo nazifascista. Barletta…città natale del De Nittis. Quanta storia, quanta cultura, quanta passione civile ha rappresentato questa città per secoli. Ma la storia prima di leggerla la si fa. Oggi leggiamo la storia di ieri, domani si leggerà la storia che oggi stiamo facendo. Ma cosa leggeranno domani di noi, di questa che fu una gloriosa città?
Questo è l’interrogativo che “assilla” il cittadino guardando con occhio più attento alle cronache cittadine di questi giorni.
Leggeranno, probabilmente, che Barletta nel 2006 è diventata la città del paradosso. Paradosso che si concretizza in una amministrazione, forte del 70% dei consensi elettorali, ma che non riesce a governare come avrebbe agevolmente e stabilmente potuto fare con una percentuale di consensi inferiore.
E’ sconfortante vivere in una città dove il più elementare dei provvedimenti non viene adottato dal primo cittadino che, pure, ne ha i poteri per farlo. Chiudere al traffico nel periodo estivo parte del centro storico e solo in determinate ore della giornata non sarebbe un così ardito e coraggioso provvedimento.
“…ma come, ho votato perché almeno i problemi elementari fossero risolti e questi signori invece perdono tempo ad azzuffarsi per una poltroncina?…” Questo deve aver pensato la gran parte della cittadinanza a tre mesi dalle elezioni.
Tutto questo è sintomatico della ingovernabilità che inesorabilmente paralizza questa città. Ci sono troppe resistenze, forse. Troppi accordi, troppi compromessi a cui doversi piegare…come se si fosse risucchiati da un vortice e con le unghie si tenta di aggrappati a qualcosa che si rivela priva di qualsiasi consistenza, senza riuscire mai a salvarsi.
Ci vorrebbe un nuovo Ettore Fieramosca. Un eroe del nostro tempo che rompa con i metodi e le “manfrine” del passato, che segni un punto di discontinuità, che dia uno scossone in grado di risvegliare le coscienze, sopite, di questa Barletta consegnata ad un manipolo di “peones” senza cuore, traditori della storia della città, come traditori furono quei francesi nella cantina della sfida. Rappresenterebbero certamente un onesto atto di responsabilità le dimissioni dalla carica di “primo cittadino” del Sindaco Maffei ed essere ricordato dalla storia come l’Ettore Fieramosca del nuovo millennio per aver saputo incarnare il senso più autentico della storia della città della Disfida.
Lettera firmata
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!






Affitti a Bari, quasi 500 euro al mese per 80 metri quadrati: pesa il 28% del reddito