Ricordi in Biancorosso: puntata seconda

Danilo Calabrese
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Il secondo protagonista della nostra rubrica Ricordi in bincorosso è Pino Giusto. Cresciuto nelle giovanili del Bari, ha disputato tre campionati di buon livello nella prima squadra (dall’84 all’87). E’ anche lui barese e da calciatore ricopriva il ruolo di centrocampista più avanzato. Grazie alla sua non elevata statura (165 cm), era dotato di una buona rapidità, così come di una buona tecnica.
Oggi fa l’allenatore e lo fa molto bene. Lo scorso anno è rimasto imbattuto con il Monopoli per 24 partite. 
Incontro Pino in un bar di Japigia, quartiere in cui vive, il giorno dopo il suo rientro da una breve vacanza con la famiglia. Ordiniamo un caffè normale per me e un caffè freddo per lui. Adesso si può cominciare.

Qual è la tua squadra del cuore?

Il Bari. Dopo viene il Milan.

Perché, tolte le giovanili, il tuo rapporto con il Bari non è durato più di tre anni?

Credo perché allora non ero un giocatore di grosso livello (sorride) e, comunque, l’anno dopo ho fatto posto ad un grande giocatore come Pietro Maiellaro, un campione mancato.

Io ricordo un gran gol di Pino Giusto contro il Cesena nella stagione 86-87, grazie al quale vincemmo 1-0. Qual è il tuo ricordo più bello con la maglia biancorossa?

Sicuramente il giorno della promozione in A. Non tanto per la partita, ma per i festeggiamenti nel dopo partita. Per un barese vincere a Bari è molto emozionante.

Meglio Bolchi o Catuzzi?

Il massimo sarebbe stato unire le qualità dei due. Bolchi è un allenatore dalle antiche concezioni e di grande sensibilità. Catuzzi, invece, aveva grandi idee. Pensa che una volta disse a me e a Terracenere di scambiarci le posizioni in campo: voleva che giocassi davanti alla difesa e lui davanti a me. Proprio come gioca oggi Pirlo. Noi non eravamo molto d’accordo, ma il tempo ha detto che lui aveva ragione.

Nell’anno della promozione quanto contò lo spirito di gruppo “barese”?

Tantissimo. Credo che soprattutto negli anni di Bolchi e della serie A i baresi siano stati fondamentali. Eravamo attaccati alla maglia. Noi firmavamo in bianco il contratto pur di giocare a Bari. Poi decideva Matarrese quanto darci. Noi, che venivamo dalla Primavera del Bari, volevamo a tutti i costi diventare dei calciatori, perché avevamo il calcio nel sangue.

La partita più bella che hai disputato nel Bari?

Bari-Perugia della stagione 84-85 in B. La partita finì 1-1. Io giocai benissimo e ricordo che il polemico allenatore del Perugia, Aldo Agroppi, e lo stesso Azeglio Vicini, allora allenatore della nazionale Under 21, mi fecero i complimenti. E’ stata una grande soddisfazione per me.

Qual è il compagno di squadra del Bari cui eri o sei rimasto più legato?

Assolutamente rispondo Angelo Terracenere. Ma ho un bel rapporto anche con Giorgio De Trizio, con cui parlo molto di lavoro.

Quanto conta per un barese indossare la maglia del Bari?

Più o meno l’ho già detto prima. Calcisticamente è il massimo cui si può aspirare. In compenso c’è una grande delusione quando ti mandano via.

I baresi ricordano molto bene Pino Giusto, anche se ha disputato solo tre campionati. Come mai secondo te?

Probabilmente il fatto di essere barese incide molto, così come era evidente che c’era da parte mia un grande attaccamento alla maglia. Si giocava per il Bari e il tifoso se n’è sempre accorto.

Che rapporto avevi con Vincenzo Matarrese?

Buonissimo. Ho avuto sempre molto rispetto per lui, perché per noi era come un padre di famiglia. Gestiva la squadra attraverso un rapporto amichevole e aveva un gran rispetto per i ruoli.

Cosa manca al Bari di oggi che il Bari di allora aveva?

Non vorrei essere ripetitivo, ma torno a dire che mancano proprio quei sette o otto baresi che trascinavano il gruppo.

Lo stadio San Nicola è praticamente deserto da anni. Perché secondo te?

Manca l’entusiasmo. Il tifoso ne ha bisogno. Basta una buona programmazione e i risultati, che arrivano di conseguenza. Il Bari manca dai vertici da un bel po’ di tempo. E’ un peccato.

Io devo farti i complimenti per la tua carriera da allenatore e per l’impresa dello scorso anno. Quando tornerai ad allenare?

Mi auguro al più presto possibile. Ho avuto proposte da alcune società di serie D, ma non ho accettato perché non avevano una buona programmazione. Comunque, aspetto con molta serenità.

In bocca al lupo.

Crepi.

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