Disastro Aereo di Capogallo: un anno dopo
La città si stringa oggi ai parenti delle vittime e ai sopravvissuti in Piazza Diaz alle 19
I nomi compaiono un po’ dovunque, una sequenza che ormai ci è familiare. Come ci è familiare l’età assurdamente piccola di alcune vittime, la crudeltà cinica di alcune situazioni, l’incolmabilità di una perdita che è collettiva ma anche individuale.
Un aereo cade, presumibilmente perchè manca ad un certo punto il carburante, in vista di una costa (e di una pista) amica. Certo non era la destinazione, ma sarebbero bastate poche miglia ancora e oggi non staremmo a commemorare nulla. Ma sappiamo anche che saremo quasi condannati per lunghi anni a rimestare nell’assurdità del ricordo cercando inutile eppure necessaria consolazione ad una serie di errori che hanno generato una fatalità.
Un gruppo di persone attanagliate dal dolore e dalla rabbia hanno poi fondato, quasi subito, un’associazione per poter difendere il diritto di quelle vittime (e dei superstiti) a venir considerati soggetti ed attori giuridici e non solo nomi e numeri da snocciolare alle messe di suffragio e alle commemorazioni ufficiali.
Non li hanno mai lasciati soli: le Istituzioni, per una volta, stanno facendo il loro dovere di Comunità Educante. La magistratura italiana, dopo un iniziale rimpallo di responsablità tra Bari e Palermo, si è coordinata e le indagini sono andate avanti. Ora c’è un muro, che appare alto se non insormontabile, ed è il silenzio delle autorità tunisine la cui collaborazione è indispensabile se si vuol giungere ad una sentenza e dunque alla Verità giuridicamente intesa.
Tutti i superstiti e i parenti che avranno diritto al risarcimento hanno già dichiarato che lo devolveranno in opere di solidarietà (beneficienza ci pare antiquato e inadatto): nessuna sentenza, nessun assegno potrà mai compensare quelle perdite, quel dolore, quei lunghi momenti di terrore, quel mistero muto che sigilla per sempre una vita e la strappa implacabile.
Che oggi la città si stringa attorno a loro: a un anno esatto dalla tragedia. In piazza Diaz alle 19. Di fronte a un mare che sarà simbolo della tomba d’acqua che ha ingoiato le vittime, che ha segnato per sempre i superstiti.
Non vi può essere consolazione per chi piange gli scomparsi, ma può esservi speranza di non essere dimenticati. Che è pur sempre un modo per non morire del tutto.
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