Sciopero dei farmacisti:”I medicinali non sono beni di consumo”

Antonio Scotti

Luigi D’Ambrosio Lettieri:”La riforma Bersani andava discussa”

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Seconda giornata di sciopero dei farmacisti contro il decreto Bersani. A distanza di solo una settimana, anche a Bari le serrande delle farmacie sono tutte chiuse in segno di protesta contro le liberalizzazioni della vendita dei farmaci da banco nei supermercati.


Lo sciopero è organizzato da Federfarma, l’associazione che raggruppa 16.500 farmacie private. L’adesione allo sciopero in Italia è del 93 per cento. Praticamente un solo esercizio su sei è rimasto aperto.


“Ci dispiace per i cittadini– ci racconta il presidente dell’ordine dei farmacisti della provincia Bari Luigi D’Ambrosio Lettieri- ma il decreto Bersani non lo condividiamo sia nel metodo che nel merito”.
“Sappiamo dell’urgenza di riformare questo settore, ma sarebbe stato a noi molto gradito poter condividere con i rappresentanti del governo alcune delle scelte che avranno un significativo riflesso nella politica farmaceutica nazionale
– ha sottolineato il presidente dell’ordine-. Ciò non è avvenuto e questo non può far altro che scatenare la reazione di tutta la categoria”.
Proprio ieri il ministro per lo Sviluppo economico Pierluigi Bersani ha dichiarato che la riforma “agevolerà l’ingresso di molti giovani laureati”, alle prese con la difficoltà di emergere in questo settore.


“La professione – risponde D’Ambrosio Lettieri- non soffre di problemi occupazionali, ma vanno sicuramente introdotte delle modifiche per garantire semmai una maggiore velocità nell’ingresso nel mondo del lavoro di molti dei nostri laureati. Ma non in modo confuso. Una idea in questo senso potrebbe essere quello di rapportare il numero dei farmacisti presenti in ciascun esercizio con il fatturato di ogni farmacia, in modo tale da equilibrare la forza lavoro in maniera omogenea”.  
Insomma, idee chiare e posizione ferma anche su due altri aspetti: “Il farmaco che esce dalla farmacia risponde al requisito essenziale di garantire la tutela della salute del cittadino. Il nostro credo – continua il presidente dell’ordine- è quello che bisogna usare meno farmaci possibile e nel modo migliore. Dare la possibilità di vendere farmaci in un supermercato, sebbene con la presenza di un esperto, rischia di far passare il messaggio che i farmaci siano dei semplici beni di consumo con effetti collaterali che non vagliati attentamente rischiano di nuocere alla salute delle persone”. “Esiste un vincolo stretto tra farmaco, farmacie e farmacisti – ribadisce D’Ambrosio Lettieri- che è garanzia di salute per i cittadini e che se messo in discussione rischia di favorire un’consumo dei farmaci spropositata”.
“Inoltre, siamo contrari all’ingresso di capitali che possono mettere a repentaglio l’esistenza delle piccole farmacie a vantaggio di potenti lobby economiche. Queste – conclude il presidente- potrebbero  metter su delle catene di rivendite farmaceutiche in maniera indistinta ed indebolendo di fatto un sistema che si è storicamente alimentato anche grazie il contributo dei piccoli esercizi presenti in ogni realtà del nostro territorio”.

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