Basket a Bari: tanta passione ma soldi pochi

Francesco Mongelli

…ma gli sponsor….?

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Il mondo della pallacanestro barese ruota intorno a 13 formazioni che tentano di mantenere viva una passione profonda, che ha radici antiche.

Al termine di una stagione a tratti esaltante ci sono stati gli exploit dell’ASTRHA, che la prossima stagione disputerà il campionato di serie A/2 di basket in carrozzina, delle Pink, che parteciperanno a quello di serie B/1 femminile, della Best, che è finalmente approdata alla serie C/2 maschile, e dello Japigia, ammesso in serie D maschile, però è da evidenziare che il basket che conta (serie A maschile e femminile e serie B maschile) resta per Bari solo una chimera.
Infatti, è imbarazzante scoprire che la migliore formazione maschile, il CUS, navighi in serie C/1, che la Don Bosco sia retrocessa malamente in serie D, dove ritroverà la Legend oltre al già citato Japigia, che in Promozione giocheranno l’Arx ed i Bulls, che in Prima Divisione saranno in lizza l’Arx (seconda squadra) ed i Leones e, per completare il quadro, che l’HBari 2003 disputerà il campionato di serie B di basket in carrozzina; davvero un po’ poco per la terza città del mezzogiorno.

Eppure, a vedere quanti ragazzini si affacciano ai corsi di basket si comprende che il movimento esiste, ha una sua notevole consistenza, ma mancano i risultati.

E, se fino a qualche anno fa si poteva imputare la colpa della mancata esplosione di questo sport alla carenza di impianti, oggi non si può più visto che, oltre al Palazzetto del CUS (che è sostanzialmente privato), sono a disposizione delle società alcune palestre realizzate nel 1997 per i Giochi del Mediterraneo, e precisamente quelle ormai note come il PalaCarrassi e PalaS.Paolo, alle quali pare che quest’anno si potrà aggiungere quella di S.Girolamo.
Allora, quale è la causa della crisi di risultati?

Perché Bari non riesce ad esprimere una squadra in grado di approdare nelle serie professionistiche?
Gli addetti ai lavori sono concordi nel rispondere che la causa principale è la mancanza di sostegno economico, giacchè senza sponsor non si può programmare una crescita delle società.

In sostanza sembra che non ci siano imprenditori  pronti ad investire adeguatamente nel basket ed è difficile anche trovare un buon numero di aziende desiderose di acquistare solo gli spazi pubblicitari disponibili sui campi da gioco.
Anche i contributi erogati dal Comune sono insufficienti, né le Istituzioni competenti si sono mai fatte carico del problema mettendo in contatto le società con gli industriali, con le banche locali, con le grandi catene produttive; aspettando un Armani,  un Benetton, un MontePaschi, una Banca di Roma, ci si può solo arrangiare ed autofinanziare.

E così l’ASTRHA, finalmente tornata in serie A/2 dopo alcuni anni di purgatorio, rischia di rinunziare al campionato, mentre le Pink e Japigia hanno garantito che onoreranno i rispettivi impegni a costo di affrontare a piedi, o a nuoto (le ragazze in biancorosso dovranno andare ben 7 volte in Sicilia), le trasferte.

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