Italia Mondiale: una Grosso-gioia avvolge Bari

Antonella Ardito

Dalla periferia al centro e ritorno: cronaca di una notte da campioni del Mondo

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L’Italia è campione del Mondo, e Bari ha vissuto come ogni città italiana la sua notte di goduria e gioia infinita.

Si inizia presto, un’ora prima del solito, a soffrire per questa finale contro l’altezzosa Francia di Domenech.
Dove seguire questa partita entrata nella storia già prima di iniziare? L’indecisione regna sovrana: a casa di amici, spaparanzati in poltrona e circondata di calzone, birra e ogni tipo di cibo da mondiale o scendere in piazza, come ho fatto per quasi tutto questo splendido Germania 2006?
Opzione numero due: Piazza Umberto, Carbonara di Bari.
Ma la luce del tramonto rende il maxischermo un pannello quasi bianco: “C’è lo stesso problema in Piazza Prefettura”  rivela l’Assessore allo Sport del Comune di Bari Elio Sannicandro, accorso per controllare la situazione ma forse anche per scaramanzia, come chiosa Pignataro, show man delle serate mondiali nella quarta circoscrizione: “perché alle prima partita dell’Italia era qui e certo non poteva mancare alla fine.”
L’audio invece è disturbato dagli ordigni caserecci preparati e provati per la festa finale.
Nonostante la visibilità non sia ottima (anche per la polvere degli spari) ci si stringe cantando l’inno con gli undici in campo in quel di Berlino: cinque minuti e Materazzi riceve tutte le imprecazioni della folla per quel fallo da  rigore che Zizou realizzerà ma che in tanti si sforzano di vedere sulla linea. Il perdono arriva per l’interista grazie alla sua incornata pareggiatrice: poi tanta buona Italia ma nulla più.

Sono le 20.34 di questa serata che sarà notte mondiale e salgo sul numero quattro per una scommessa contro me stessa: vuoi vedere che in 10 minuti sono in centro a guardarmi il secondo tempo in Piazza Prefettura?
Ho vinto, e vorrebbe sempre vincere così l’Amtab: Filippo l’autista del mezzo è sicuramente dispiaciuto di non poter vedere la partita ma una strada così libera (o meglio vuota) potrà trovarla solo tra quattro anni, se l’Italia sarà capace di tornare in finale.
20.45, capolinea Petruzzelli: il secondo tempo non è ancora iniziato e posso anche guardarmi i negozi, senza la calca per i saldi, ma guarda che bello quando l’Italia è in Finale.

Corso Vittorio Emanuele è un’oasi pedonale, Piazza Prefettura, dove campeggia uno schermo “double face” è una bolgia di colori e strombazzamenti, tenuti sotto controllo dalle forze dell’ordine: come a Carbonara molte facce senegalesi, indiane, qualche giapponese e poi studenti polacchi dotati di una specie di boteillon alla spagnola, ma tutti convinti di una vittoria italiana.
Mi giro è sento un accento poco barese: sono due ragazzi con le valigie, son di Agazzano, provincia di Piacenza, che dopo il sole del Salento non hanno voluto perdere l’emozione del Mondiale in Piazza.
Ma intanto l’Italia soffre nel secondo tempo, e il gol di Toni viene annullato per fuorigioco: ovazioni per Del Piero, in campo al 40’ ma niente da fare, si va ai supplementari.

La piazza è calma, c’è un po’ di paura: un po’ di alcool serpeggia nascosto ma il tenore della serata è ancora sobrio. Ma la piazza si infiamma alla testata di Zidane nel petto di Materazzi: il capitano della  Francia espulso dal mondiale nel momento più importante…e poi i rigori, e la paura diventa terrore, piazza Prefettura ammutolisce, ma la traversa di Trezeguet apre le porte della speranza.

Alla rete di Grosso, uomo rivelazione di questo mondiale la Piazza impazzisce di gioia, perché oltre alle urla per questo titolo mondiale che ci fa sentire più importanti di fronte al mondo sportivo e non, che ci etichetta sempre come eterni incompiuti, ci sono le bombe in perfetto stile capodanno: trenini e popopopopopo sul ritmo della già citata White Stripes.
L’Italia è Campione del Mondo, e Bari festeggia come è giusto che sia, la massima affermazione italiana nel mondo del calcio, aspettando magari, e di tifosi con la maglia del Bari ve ne erano tanti in giro in questa notte mondiale, uno scatto d’orgoglio dai detentori del potere biancorosso.

Torno a casa a piedi, e mi godo la festa anch’io con amici e colleghi che incontro per strada, su Corso Vittorio Emanuele e Viale Unità d’Italia: unica nota negativa la stupidità e la cattiveria di qualcuno che ha mandato in frantumi una vetrina prima del Ponte di Corso Cavour, forse con una bottiglia rubata da una campana per il vetro, o ha spostato cassonetti e divelto cestini per la spazzatura, creando problemi ai caroselli di auto che si dirigevano verso il centro.

La gioia mondiale si trasforma in stanchezza all’altezza dell’Ospedale Militare dove gruppi di ragazzi continuano a sbandierare il tricolore: arriva in aiuto una bici, che mi riporterà in quella periferia da dove ero partita quattro ore prima con un pareggio e dove torno anch’io, come ogni italiano nel mondo, campione di Germania 2006.

La festa a Carbonara continua, e mentre la macchina scatta le ultime foto, un gavettone di acqua fresca investe la cronista: nessuna arrabbiatura, anzi, un rinfresco piacevole in questa calda e splendida notte da Campioni del Mondo.

Nelle foto volti e momenti della finale… e anche la vigliaccata di qualcuno forse infelice della vittoria dell’Italia.

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