Boccia va via: si aprono le danze

Fortunata Dell'Orzo

Manuale Cencelli e logiche spartitorie (anche per le aziende partecipate) o prevarrà, ancora., l’Onda Emiliano?

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Francesco Boccia lascia l’assessorato all’Economia del Comune di Bari e va a Roma, chiamato direttamente da Romano Prodi a ricoprire un incarico di grande prestigio (e impegno) presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Inutile far finta di nulla: questa migrazione, non tanto imprevista specie dopo la sfortunata avventura delle primarie durante le quali i pugliesi gli preferirono Vendola, Boccia la stava aspettando da tempo, sentendo ormai stretto il suo ruolo a Bari, forse a causa delle troppe pressioni dei partiti della coalizione che regge Emiliano su chi, anche se di area, non può dirsi strettamente organico a nessuna delle formazioni politiche.

E poi c’è che il “vuoto” lasciato da Boccia dovrà essere riempito da qualcun altro.
Qui iniziano le complicazioni: non si tratta di un assessorato qualsiasi (a dir la verità nessuno degli assessorati della giunta Emiliano può essere definito qualsiasi) ma di quello all’Economia: definirlo strategico è poco, viste le ristrettezze in cui versiamo grazie anche alle sciagurate finanziarie berlusconiane e la necessità di dare a Bari un ruolo e una concretezza da città metropolitana con vocazioni internazionali oltre che un aspetto più decente, meno arruffato e disordinato, da perenne candidata a un futuro migliore che non arriva mai.

I migliori, si potrebbe dire, sono tutti occupati altrove…e davvero ci auguriamo che Emiliano non scelga solo in base alle indicazioni dell’immancabile manuale Cancelli. Qui ci vuole una figura di enorme competenza tecnica, di straordinaria fantasia (possibilmente non alla Tremonti o alla Brunetta), di non comune resistenza (anche fisica) e di onestà intellettuale intemerata.
Qualcuno che sappia dire no alle spesso inutili fanfaluche demagogiche proposte dai partiti solo per farsi credito elettorale da riscuotere alle prossime elezioni e che sappia dialogare (come Boccia ha peraltro dimostrato di saper fare in modo eccellente) con le varie compagini sociali che compongono il puzzle di Bari, sempre in pericolosa fase di accelerazione centrifuga: imprese, università, commercio e società civile, tanto per citare i quattro pilastri di un canto a tenore che la nostra città articola in modo estremamente complesso e non sempre armonico.

Non è azzardato parlare di “rimpasto” in arrivo per la giunta Emiliano:  e se ne parla da tempo. Anche perché si stanno rimescolando le carte delle aziende partecipate (l’Amgas, per esempio) e sta sussultando a colpi di mail e messaggini la “società civile” delle associazioni che hanno sostenuto Emiliano in campagna elettorale e creato la famosa onda che ha buttato a mare (mi si passi la metafora) dieci anni di imperialismo di centro-destra.

Acque molto mosse dunque e un triste agitarsi per accaparrarsi le poltrone come nel vecchio gioco di società della volpe, quando si mettevano in sala tante sedie quanti erano i partecipanti meno una e, ad un cenno del capo-gioco, si correva tutti a sedersi per far pagare pegno chi restava in piedi come un baccalà.

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