DIARIO MONDIALE VIII

Christian Montanaro

Superata anche la fase due l’Italia si appresta ad incontrare i “taglialegna” del’Ucraina, così come li ha definiti Der Spiegel

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Ancora avanti. Con una gran bella botta di fortuna, ma ancora avanti. L’Italia di Marcello Lippi accede ai quarti di finale ed ora il nuovo avversario si chiama Ucraina. Sinceramente la Nazionale azzurra non meritava di battere l’Australia, ma la storia dei campionati del mondo è piena di esempi illuminanti che insegnano che di solito vincitore non è chi gioca meglio. E allora va bene così, anche se non ci si può affidare sempre alla fortuna, ma anche far vedere sul campo di che pasta si è fatti.

In una certa maniera si può dire che il generoso rigore concessoci al 95’ sia stata una sorta di compensazione per la frettolosa espulsione inflitta al 5’ della ripresa a Marco Materazzi, ma una squadra del blasone dell’Italia non può certamente imputare ad un episodio la spiegazione di una gara incolore. Nel primo tempo occasioni da goal ci sono state, è vero, però non si dimentichi che i sacri furori agonistici degli azzurri si sono spenti ben presto, allorché il centrocampo australiano ha iniziato a mettere il bavaglio agli attaccanti italiani.

Soprattutto Del Piero, partito bene, è calato alla distanza, e con un Pirlo in giornata storta la sua mancanza di inventiva si è fatta sentire più del dovuto. L’Australia ha preso coraggio, sfoggiando un Viduka in grande spolvero e abile a giocare di sponda per i temibili Bresciano e Cahill. L’espulsione di Materazzi ha sicuramente scompaginato i piani di Lippi che, avendo inserito Iaquinta nella ripresa, ha dovuto rivedere i suoi piani, togliendo Toni per ripristinare con Barzagli, al debutto mondiale, la parità numerica in difesa. Ma il problema di questa squadra si chiama centrocampo, e lo ribadiamo ancora una volta. Non inganni la solidità difensiva mostrata dalla retroguardia nelle partite sin qui giocate.

L’Italia, per la sua collocazione tattica, ha di fatto un centrocampista in meno. Perrotta e Gattuso sono infatti troppo abituati ad accentrarsi e non scendono mai in sovrapposizioni, così le fasce rimangono sguarnite e mancano i rifornimenti agli attaccanti. Ci si lamenta della scarsa vena realizzativa di Toni, ma sull’unico cross della gara di Del Piero era sul punto di far goal. Quanti altri cross ha avuto in questo mondiale? Non dimentichiamoci che i trenta goal fatti con la maglia della Fiorentina sono stati figli soprattutto dei traversoni precisi di Pasqual e Fiore.

La colpa non è naturalmente di Zambrotta e Grosso che fanno ciò che possono, ma si trovano nella difficile situazione non solo di dover sgroppare per tutta la fascia, ma anche  di dover subire i raddoppi degli avversari.
Contro l’Australia era evidente la sovrapposizione di Chipperfield, in appoggio a Bresciano, con Zambrotta preso nella morsa di due avversari, senza aiuti concreti da parte di suoi compagni. Meglio sarebbe allora forse schierare Oddo a destra, con Zambrotta più avanti. E poi c’è il caso Pirlo. Indispensabile quando è in giornata, totalmente inutile invece in situazioni come quelle dell’altra sera, nelle quali, se non può costruire, di fatto priva la squadra del necessario supporto in fase di interdizione, che magari un Barone saprebbe garantire.

Insomma, Lippi è stato bravo a correggere la squadra in corsa, come attesta l’ingresso di Totti, ma non sempre sta indovinando l’undici titolare. Tanti, vedendo l’ingresso di Iaquinta, hanno rimpianto Inzaghi l’altra sera, e se fossimo usciti dalla competizione, pochi avrebbero perdonato al c.t. azzurro la sua scelta. Sia come sia, le cose per fortuna sono andate bene. L’importante adesso è prenderne contezza e gestire nella maniera migliore questo prossimo impegno contro un’Ucraina il cui valore non può e non deve essere ridotto al solo Shevchenko.

 

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