Hanno vinto gli italiani

Fortunata Dell'Orzo

Mai più riforme a colpi di maggioranza

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Le facce di Borghezio e Calderoli, due razzisti dichiarati della Lega Nord, uno dei quali ex ministro delle Riforme Costituzionali (addirittura) parlano meglio di qualsiasi editoriale che possa uscire da questi nostri desktop.

La sconfitta dei sì, e di coloro che hanno voluto stravolgere la Costituzione, è talmente sonora che va al di là degli stessi schieramenti politici e deve far riflettere soprattutto il centro sinistra che nel 2001 fece una riforma (affrettata) sul titolo V della Costituzione, spacciandolo per “devolution” e sperando di calmare gli appetiti secessionisti della Lega.

Sono stati smentiti: appena hanno avuto fra le grinfie il potere, hanno dato corpo ai loro sogni, che sono i nostri incubi, e hanno sfregiato la Costituzione per farne un bel vestito anzi due: uno a misura di Berlusconi e dei suoi deliri di onnipotenza, l’altro a misura delle elucubrazioni alla grappa dei leghisti, in particolare di Bossi e di coloro che incarnano un Nord Est egoista, piccolo-borghese, antieuropeista, antimeridionale e dunque anti mediterraneo.

Un Nord Est ormai l’ombra di se stesso, come opportunamente Massimo Carlotto e Cesare Videtta hanno descritto nel romanzo omonimo, edito da E/O, tormentato dalla brama di potere e pericolosamente tentato per l’illegalità.

Un Nord Est che comunque dovrà fare i conti con un’Europa allargata di cui il Mediterraneo è parte integrante e attiva, e che in ogni caso ha detto sì solo in Lombardia e Veneto, ribadendo una sorta di autosecessione che non ha futuro, come il voto di ieri e di oggi ha ulteriormente dimostrato.

Per questo hanno vinto tutti gli italiani, anche quelli che hanno votato Sì. Anche quelli che non sono andati a votare, perchè per loro abbiamo votato noi, che non ci siamo tirati indietro e con decisione abbiamo stabilito, una volta per tutte, che la Costituzione non si cambia a colpi di maggioranza, ma che, come diceva Dossetti, il mutamento deve essere una sorta di crogiolo ardente dove ogni idea, ogni punto di vista si stempera e si unisce agli altri, in nome di una superiore idea di bene comune.

 

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