Efficienza all’insegna dell’integrazione

Simona Sforza

Un occhio di riguardo ai progetti da attuare nella II circoscrizione

0 commenta

Per molti cittadini baresi il triangolo formato dai quartieri San Paolo, Stanic e Villaggio del Lavoratore è come l’isola che non c’è, un territorio che esiste solo nei telegiornali o nelle pagine di cronaca nera. In genere se ne parla solo per situazioni di disagio, problemi di criminalità e nell’immaginario comune assume i contorni di una trincea, di un vero e proprio ghetto, teatro di affari più o meno puliti. Sicuramente chi ha dato forma a questi quartieri non si è preoccupato di costruire un tessuto di servizi attorno agli edifici abitativi.

Il degrado ambientale, la mancanza di lavoro, di centri di aggregazione, di attività culturali, come è avvenuto in numerose metropoli non solo italiane, spesso diventano l’humus di coltura di delinquenza, emarginazione e stili di vita irregolari. Anni di abbandono e di indifferenza delle amministrazioni che si sono succedute hanno completato e lasciato andare in rovina l’opera nata zoppa. Ogni tanto qualche iniziativa, qualche opera pubblica ha cercato di riempire questo deserto fatto di grandi complessi di case e nulla più. Molti operatori sociali e scolastici si sono fortemente impegnati negli anni per smuovere qualcosa… Oggi si vuole invertire questa tendenza: l’amministrazione comunale attuale sta cercando di convertire e migliorare le strutture burocratiche, per cercare di risolvere realmente i problemi. Certamente non è semplice comunicare e riuscire a rendere comprensibili le politiche di un’amministrazione.

Il Convegno “I servizi socio-sanitari del territorio. Pensare al futuro tra integrazione e decentramento”, organizzato dalla II circoscrizione di Bari e svoltosi lo scorso 19 giugno, presso l’Auditorium della Scuola Media Lombardi, è stato un’occasione per parlare dei progetti, di ciò che è già in atto e delle strategie che si intendono seguire.
All’incontro, moderato dal dirigente scolastico Ugo Giovanni Castorina, ha partecipato il sindaco di Bari Michele Emiliano, che ha esordito parlando della sua attività volta a sovvertire le vecchie abitudini e dell’importanza di instaurare un clima di fiducia tra le persone. “Purtroppo, a volte per mancanza di risorse, per inefficienze o per errori operativi questo rapporto può entrare in crisi. Si è sviluppata una sindrome da delusione: molti pensavano che cambiando la giunta la situazione dovesse di colpo migliorare. Si è dovuto lavorare duramente per convincere un sistema e una città intera che si stava tentando di andare in una direzione radicalmente diversa rispetto al passato”.

Ha poi proseguito: “In questa fase stiamo cercando di trasformare i servizi sociali del Comune: oggi il Gabinetto del sindaco lavora molto per dare una mano alle persone in difficoltà. Il nostro ruolo è fare i politici, amministrare, dare gli indirizzi e cercare di trovare il modo per semplificare il lavoro degli operatori professionali. Bisogna costruire un sistema di servizi sociali efficiente e duraturo”. Per questo è stato creato il piano di zona al fine di avere una visione strategica, un sistema nel quale tutte le situazioni di danno conclamato o prevedibile alla coesione sociale devono essere risolte per vie ordinarie e non eccezionali. Il sindaco ha affidato al consigliere comunale Antonio Bisceglie la delega al monitoraggio della qualità dei servizi ospedalieri, pubblici e privati. Emiliano precisa: “Stiamo cercando di dialogare con il sistema sanitario del territorio, per comprendere l’insieme dei servizi che un’amministrazione può rendere e i compiti che non sono di competenza amministrativa del Comune. Vogliamo costruire azioni sinergiche che ci consentano di realizzare concretamente i progetti (come il piano di zona)”. Creando uno schema di gioco tra gli operatori, il Comune, la Regione e le Asl si ottiene non solo un miglioramento dell’assistenza sanitaria ospedaliera ma ne può derivare un allentamento della morsa che affligge le strutture sanitarie a causa di una inefficienza dei servizi territoriali, dell’inesistenza dell’assistenza domiciliare e delle residenze sanitarie assistite.

Cosa si farà concretamente? Il sindaco vuole innanzitutto evitare la replica di episodi come quello delle Case di cura riunite. La Regione si deve dedicare esclusivamente alla questione dell’assistenza sanitaria, ma è necessario che ci sia un supporto che vada a intervenire in taluni ambiti di emergenza. Il Comune è disposto a costituire con la Regione o anche con i privati, un consorzio o una SpA, con una forte presenza pubblica, in grado di dare vita (anche convenzionandosi con la Regione) a livelli di assistenza sanitaria territoriale, extra-ospedaliera, che realizzi immediatamente l’assistenza domiciliare e strutture sanitarie alternative all’ospedale. Questa disponibilità del Comune non è un’invasione di campo, ma una offerta di collaborazione per raggiungere in fretta i risultati di cui Bari ha bisogno in tema di Sanità.
Francesco Ferrante, presidente della II circoscrizione, ha proseguito i lavori parlando della necessità di realizzare “una rete sistemica di sicurezza sociale a tutela e a garanzia dei diritti dei cittadini e della qualità della vita”. In tale ottica, la circoscrizione ha presentato all’amministrazione comunale una proposta progettuale per facilitare l’accesso ai servizi sociali e sanitari. Il progetto prevede la realizzazione di un poliambulatorio all’interno di un immobile in via Sassari, attualmente proprietà dello Iacp. Questo andrebbe a ridurre le liste d’attesa e il tasso di ospedalizzazione. Inoltre, sarebbe un modo per andare incontro agli abitanti dei quartieri Stanic e Villaggio del Lavoratore, per i quali è difficile raggiungere l’ospedale S. Paolo.
Il direttore generale della Ausl Ba/4, Walther Domeniconi, è intervenuto per rispondere a Ferrante in merito alle iniziative che si intendono realizzare in questa circoscrizione. Egli ha analizzato le strutture e i servizi presenti nell’area (dotata di un centro di salute mentale, uno per i tossicodipendenti, un consultorio, un centro di riabilitazione e del punto del 118). Fiore all’occhiello di questi quartieri è l’ospedale S. Paolo, uno dei centri più avanzati della regione con grandi prospettive di sviluppo. Il punto di debolezza del servizio sanitario barese e italiano è la mancanza di integrazione dei servizi socio-sanitari tra loro. Il tema fondamentale è il ruolo delle cure primarie nel servizio sanitario nazionale: bisogna ridisegnare i compiti dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta. Il problema di Bari, comune ad altre città, è costituito dall’esigenza di ridefinire le forme di organizzazione del lavoro dei medici di medicina generale sul territorio e la gamma di servizi da essi forniti ai loro assistiti. Si dovrebbe intensificare l’assistenza domiciliare, prolungare l’orario di servizio, il lavoro di gruppo, le attività infermieristiche e riabilitative di supporto autonome. Se l’organizzazione sanitaria è capace di decentrare i livelli di gestione e di periferizzare i livelli di presenza sul territorio delle strutture primarie, si potrà garantire una maggiore qualità e adeguatezza delle prestazioni. Tutti gli operatori del settore sono chiamati a partecipare all’organizzazione di un nuovo modo per essere attivi sul territorio, al di là delle strutture ospedaliere.

In un quartiere come questo si è data molta importanza ai minori e agli interventi per lenire il disagio e l’emarginazione giovanile, raggiungendo anche un accordo con i pediatri affinché vengano effettuati periodici controlli pediatrici. Si cerca di sostenere il ruolo dei medici di medicina generale nell’assistenza degli anziani, altro anello debole della popolazione. Sul versante della prevenzione dei tumori si sta investendo molto; altrettanto nell’ambito della salute mentale e delle tossicodipendenze. I servizi sanitari moderni giocano sulla de-ospedalizzazione la capacità di continuare a sostenere l’invecchiamento della popolazione, la cronicità delle malattie, la sopravvivenza e la salute della popolazione. I poliambulatori specialistici più importanti di Bari sono il S. Paolo, il Di Venere e il Policlinico. Il S. Paolo è una ricchezza per i quartieri limitrofi, anche se la concentrazione di prestazioni specialistiche in questo tipo di strutture porta a un allungamento delle liste d’attesa. Domeniconi ha parlato di una spesa di 300.000 euro per dotare finalmente i consultori familiari di apparecchi per l’ecografia, in quanto non si possono decentrare i servizi se le strutture periferiche non sono attrezzate adeguatamente. Bisogna mettere in rete l’attività specialistica dei medici di medicina generale, per realizzare un’unità territoriale di assistenza primaria di alto livello. È stato affrontato anche il tema della sicurezza degli operatori del S. Paolo, senza dimenticare che l’ospedale è un luogo di accoglienza. I miglioramenti riguarderanno anche l’accessibilità a questa struttura, curando la viabilità e i parcheggi, nonché la stipula di un nuovo contratto di pronto intervento in caso di guasti per gli ascensori.
Successivamente è intervenuto l’assessore regionale Alberto Tedesco (Politiche della salute) che ha affrontato il tema del Piano regionale di salute, il documento di riorganizzazione del servizio sanitario regionale, che la Regione si è impegnata ad approvare entro l’autunno. Tedesco espone il suo programma: “Intendiamo scrivere questo piano con la collaborazione di tutti i soggetti che operano nel servizio sanitario regionale: le istituzioni locali, le dirigenze delle Asl, le organizzazioni sociali e sindacali, gli operatori sanitari, le associazioni di rappresentanza degli utenti. Occasioni come quella di stasera ci permettono di entrare in contatto con le varie realtà del territorio”. C’è bisogno di rivisitare il sistema sanitario regionale che finora ha avuto come centro l’ospedale, per anni considerato l’unica risorsa di carattere assistenziale (accanto ai medici di famiglia e dei pediatri poco sfruttati). Un nuovo tipo di distretto potrebbe essere la soluzione, a patto che si trasformi da struttura burocratico-amministrativa a organismo che riesca a garantire concretamente servizi sanitari efficienti. C’è la necessità di creare poliambulatori di nuova generazione che riuniscano e sappiano coordinare il lavoro e le competenze dei singoli medici di medicina generale. Si dovrà recuperare l’attività consultoriale e farla diventare punto centrale nell’organizzazione di un distretto. Il “Progetto Giada” è stato un esempio di come un’idea è diventata realtà: è stato attuato presso l’Ospedaletto dei bambini Giovanni XXIII per poter individuare possibili episodi di violenza familiare sui minori. Perché non allargare questo progetto a tutta la città, coinvolgendo pediatri e assistenti sociali per salvaguardare l’integrità dei minori? Purtroppo a Bari i distretti sono sorti seguendo logiche clientelari senza mai andare incontro alle esigenze reali. La riforma del servizio sanitario dovrà capire quali sono i bisogni di ciascuna zona (interpellando anche coloro a cui sono rivolti i servizi) e organizzarli, rivedere gli attuali distretti e la loro operatività.
Susi Mazzei, assessore comunale alle Politiche sociali, ha ribadito l’importanza di rafforzare i servizi territoriali e di potenziare l’assistenza domiciliare. Il sistema va riformato per cui “abbiamo insegnato ai nostri funzionari a confrontarsi con il territorio per imparare a capire i bisogni dei cittadini e lavorare per loro. Stiamo cercando di puntare molto sulla prevenzione, avvalendoci della collaborazione di Carabinieri, Tribunale e assistenti sociali. I centri famiglia funzionano bene, tutti i bambini saranno seguiti dal punto di vista socio-sanitario e psicologico. Inoltre abbiamo cercato di risolvere i problemi di alcuni disabili: dopo anni senza progressi, oggi le famiglie assistite sono 40, rispetto alle 13 dell’inizio della legislatura, e intendiamo raggiungere quota 150”.
Giovanni Giannini, assessore al Patrimonio, si è soffermato sulla situazione delle strutture abitative e di servizio: “Lavorando in sinergia con la Regione e mettendo al centro della nostra politica la persona, ci siamo impegnati affinché migliorasse la qualità della vita degli assegnatari degli alloggi comunali, abbattendo tra l’altro le barriere architettoniche (vedi gli interventi per 5 milioni di euro realizzati a beneficio della zona di Enziteto e Catino)”. Quest’anno sono stati stanziati 5 milioni di euro per la zona di via Don Gnocchi al San Paolo. Si cercherà di andare incontro alla grave emergenza abitativa di coloro che non sono in grado di pagare gli affitti e restano senza casa”. Abbiamo ricevuto una serie di importanti notizie: “è stato raggiunto con i vertici della Ausl Ba/4 un accordo per realizzare un poliambulatorio e guardia medica a Japigia e a Carrassi-S. Pasquale. È in previsione un’intesa per costituire per la prima volta una guardia medica e un consultorio a Enziteto. La sede dell’ex circoscrizione in viale Lazio ospiterà oltre all’ufficio postale, un centro sociale. Il Comune è in trattativa con lo Iacp per diventare proprietario della ex caserma dei Carabinieri, che potrebbe diventare la sede dell’Utap (Unità territoriali di assistenza primaria, strutture in cui il paziente potrà ancora incontrare il proprio medico curante la cui attività sarà però coadiuvata da infermieri, specialisti e medici di guardia, questi ultimi per coprire tutto l’arco della giornata). Mentre siamo sulla linea del traguardo per veder trasformare il mercato coperto di via Don Gnocchi in un centro di neuropsichiatria”.
Sono tutti importanti cambiamenti che richiederanno tempo e pazienza per poterne vedere i risultati, ma soprattutto ci sarà bisogno di coinvolgere nelle decisioni coloro che poi dovranno operare sul campo. I medici dovranno inoltre essere supportati nella loro attività ed essere messi in condizione di lavorare in un contesto idoneo. L’intervento della dott.ssa Schiavulli, che opera presso il consultorio familiare del quartiere San Paolo, ci ha fatto comprendere una priorità essenziale: si deve migliorare la vita dei medici che lavorano in quartieri difficili di periferia, sotto-organico e in strutture inadeguate, come se fossero degli eroi o dei combattenti a difesa della frontiera. 

 

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!