DIARIO MONDIALE VI
Nel prossimi futuro degli Azzurri il Brasile mezzo sciancato dei ricchi e troppo grassi “fenomeni”
Continua l’avventura con. “Diario Mondiale”, il resoconto fedele sull’avventura azzurra ai prossimi campionati del mondo di calcio
Se avete domande da formulare, mandate una e-mail a Christian Montanaro al seguente indirizzo : avv.timontanaro@tiscali.it
E’ il momento della verità.
Oggi, alle ore 16, si stabilirà la sorte dell’Italia in questo Campionato del Mondo.
Oggi si stabilirà la reale forza degli azzurri. Oggi si stabilirà se i giocatori che andranno in campo sono uomini veri o campioni sopravvalutati. E’ finito il momento delle scuse e degli alibi.
Va tirata fuori la grinta e va dimostrato l’attaccamento alla maglia.
Totti, in primis. Bandiera nella Roma e stella opaca nella Nazionale, da tanto, troppo tempo. All’Europeo si rese protagonista soltanto per lo sputo al danese Poulsen. In questo Mondiale non sta incantando.
Se è un autentico campione, è giunta l’ora di farlo scoprire al mondo intero. L’Italia ha bisogno del suo asso più acclamato, sia che giochi dietro alle punte, sia che funga lui stesso da attaccante. Un fuoriclasse si vede nei momenti decisivi, e finora, nelle ultime manifestazioni internazionali, sia Totti che Del Piero sono sembrati tutt’altro che dei fenomeni.
Marcello Lippi, come al solito, non ha annunciato gli undici titolari in questa sfida – verità contro la Repubblica Ceca.
Ci si augura vorrà concedere un po’ di spazio a Pippo Inzaghi, vista la latitanza sotto porta di Luca Toni e il rendimento non brillantissimo di Gilardino.
Lo stesso dicasi per Oddo e Camoranesi, gente che può dare il proprio prezioso contributo alla causa azzurra, e che finora è stata tenuta ad ammuffire in panchina. Lo spirito giusto è quello manifestato da Gattuso.
La Repubblica Ceca è forte e compatta, ma guai anche solo a pensare ad un’Italia fuori dal mondiale.
Ci sono i mezzi e gli uomini per arrivare in fondo a questa manifestazione.
Occorre solo maggiore equilibrio in mezzo al campo, un maggiore gioco sulle fasce (specie quella destra) e una spiccata incisività sotto porta, senza delegare, come si è fatto contro gli Stati Uniti, tutta la fase di organizzazione della manovra sui piedi di Andrea Pirlo, di solito per questo motivo attorniato da centrocampisti avversari.
Anche perché è il centrocampo il punto forte dei cechi, e gente come Nedved e Rosicky sa “mordere le caviglie” ai portatori di palla.
Ci vogliono pochi fraseggi e più movimenti senza palla. Per tornare alle caratteristiche di un uomo come Inzaghi, abile da sempre con il suo frenetico movimento in area di rigore a “portare via più di un difensore”.
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