Raccolta differenziata: ecco come funziona il progetto AMIU

Danilo Calabrese

Intanto a Japigia pagheranno meno tasse sui rifiuti

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La raccolta differenziata nel quartiere Japigia prosegue tra difficoltà e qualche aggiustamento. Abbiamo seguito personalmente le fasi del progetto, in atto ormai da tre mesi circa. Un modo per verificare e soprattutto per informare i cittadini su un’operazione nuova e che presenta qualche nodo ancora da sciogliere. In particolar modo ci siamo dedicati alla plastica, alluminio e carta, materiali che hanno presentato dei problemi in più rispetto agli altri.

Scopriamo che il solo rione di Japigia produce complessivamente 50 tonnellate di rifiuti al giorno, raccolte da nove automezzi e 54 lavoratori. Nessuna nuova assunzione è stata portata a termine per il progetto. Ogni materiale di scarto viene raccolto da un apposito mezzo. Si parte alle 8.00 in punto dalla sede centrale dell’azienda municipalizzata dalla zona industriale barese. Li seguiamo in compagnia del consigliere di amministrazione dell’Amiu, Gigi Velli, che ci spiega alcuni aspetti dell’operazione.

“La plastica e l’alluminio non erano stati contemplati nel progetto a causa dell’imprevedibilità del volume dei sacchi. Se i contenitori vengono schiacciati si ha una dimensione, se no se ne ha un’altra”. Una rogna se si pensa che si è ancora in piena fase di rodaggio. “Infatti. Inizialmente di bidoni gialli in giro ce n’erano pochi. Visto il successo dell’iniziativa e le richiesta della popolazione, abbiamo deciso di dotare ogni postazione di contenitori per plastica e alluminio”. Quante volte a settimana avviene la raccolta? “Fino a qualche giorno fa una sola volta. Da un paio di settimane abbiamo aumentato a due, il lunedì e il giovedì”. L’azienda ammette qualche errore di valutazione iniziale. “Certamente – afferma Velli -. Ma siamo sempre pronti a correggere e ad intervenire”.

Japigia è divisa in due lotti: zona A e zona B. Il tempo impiegato per rastrellare ogni area è di circa tre ore e mezza. “Abbiamo il compito – dice uno degli operatori – di guardare anche negli altri raccoglitori per controllare i contenuti”. Questo accade perché alcuni cittadini depositano i rifiuti senza fare troppa attenzione. “Ci hanno accusato – continua – di mettere tutti i rifiuti insieme. Non è vero. Molte volte le buste che dovrebbero stare in un bidone si trovano in un altro”.
 
Decidiamo di rientrare un po’ prima e scambiamo quattro chiacchiere con il coordinatore del progetto, l’ing. Ventrella. “Metà della popolazione di Japigia fa la raccolta differenziata. E’ un buon risultato che ha contribuito molto alla crescita cittadina della differenziazione dei rifiuti, che ora è al 17-18%”. Ma come si spiegano le lamentele di alcuni abitanti? “I cittadini spesso valutano gli effetti negativi delle nuove iniziative, che sicuramente presentano delle lacune. Però non si rendono conto della comodità di avere il contenitore della spazzatura a due passi da casa”.

La zona che ha presentato più resistenza rispetto al progetto? “La parte commerciale che interessa Viale Japigia. Lì ci sono 13 postazioni sino in Via Magna Grecia. I negozianti lamentavano la presenza dei troppi bidoni, spesso stracolmi, anche per causa loro. Abbiamo trovato un accordo: 10 postazioni con cassonetti tre volte più grandi, uguali per tutti i rifiuti, ma con coperchi diversi, a seconda del materiale di scarto, che richiamano i colori già assegnati. Questo per una questione estetica”.
 
Gli automezzi rientrano intorno alle 11.45. Vengono pesati su una pedana. Subito dopo, gli autisti compilano un formulario contenente informazioni sul peso netto e lordo del mezzo in loro dotazione. Una copia rimane all’Amiu e un’altra va in deposito, verso il quale i mezzi ripartono. Si tratta dell’azienda Recuperi Pugliesi s.r.l., stazione di compostaggio nella zona industriale di Modugno. Qui viene effettuato nuovamente il controllo del peso tramite identico procedimento, sia in entrata sia in uscita.

Il materiale viene scaricato su due nastri di diversa velocità fino ad arrivare agli operai. “Manualmente – dice il sig. Schino, nipote del titolare del deposito – viene divisa la plastica dalla carta o da altro. Mentre l’alluminio viene catturato da un differenziale magnetico”. I materiali vengono smistati in diversi box posizionati a tre o quattro metri in basso rispetto al nastro. “Quando i box – continua Schino – sono pieni, i materiali vengono portati attraverso altri nastri nelle camere pre-imballaggio e poi nelle presse, che trasformano i rifiuti in balle di dimensioni dieci volte più piccole”. Un procedimento che avviene a 240° per la plastica e l’alluminio e a 300° per la carta.

Terminata la compressione, salutiamo il sig. Schino e facciamo ritorno verso casa.      

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