L’impiegato dell’arte
La dicotomia tra musica e scrivania. Anzi sportello. Superata per passione, vinta per abbandono. La storia di un ragazzo che ha trasformato un sogno a lungo sognato nel proprio futuro. Senza rimpianti
Prosegue l’esplorazione di Alessandra Colucci fra quelle Voci dal sottobosco che popolano la cultura e l’arte della nostra città metropolitana. Siamo alla quarta puntata, con protagonista di nuovo un cantautore nostrano che è destinato ad approdare con successo ai lidi nazionali della notorietà. Le puntate precedenti sono comunque consultabili nel nostro archivio.
Stakanov gli faceva un baffo. Anzi due. Quelli che ha. Meticoloso e certosino, ragiona su ogni minimo accordo. All’intervista si è presentato accompagnato da una bella bionda, il suo addetto stampa. Manie da star? Tutt’altro. Si sposeranno alla fine dell’estate. Perché Mario Savoldelli, 30 anni, pur potendo, non se la tira affatto. Con il suo gruppo, i Dopolavoro Ferroviario, per i quali, oltre a suonare, scrive testi e musiche, ha vinto tutto quello che poteva vincere. E anche qualcosa di più. Eppure fino all’altro giorno faceva il bigliettaio. Vi pare impossibile? Leggere per credere.
Chiariamo subito una cosa: sei un bigliettaio che fa il musicista per hobby o un musicista che fa il bigliettaio per hobby?
“Direi un musicista che fa il bigliettaio per hobby. Anzi faceva”
Faceva?
“Ho dovuto scegliere, ad un certo punto. Cioè l’altro giorno. Man mano è stato sempre più difficile coniugare le due attività, ogni giorno c’erano impegni più pressanti, più importanti, è stata dura, e così sono stato costretto a decidere. Ora sono esclusivamente un musicista”
È vero che sei un dittatore? Che costringi gli altri tre musicisti del tuo gruppo ad ore ed ore di prove?
“In generale i musicisti tendono a dire che non fanno abbastanza prove. Nei gruppi si viene spesso da esperienze diametralmente opposte, è dunque necessario lavorare tanto. Più che dittatore, direi che sono un leader democraticamente eletto, anche se non è piacevole fare quello che deve spronare gli altri, il cattivo della situazione”
Ah, dunque sei cattivo, lo riconosci?
“Devo compattare la mia band, è un ruolo difficile. Sono una specie di capoclasse ed è brutto. Devi essere il più bravo ed anche un po’ psicologo, per capire i momenti, le situazioni. I musicisti con i quali lavoro, comunque, sono ragazzi d’oro”
Riusciresti ad affrontare una carriera da solista?
“No, non riesco a vedermi da solista. Credo nel gruppo, credo nella costruzione delle situazioni, nella forza dell’insieme”
È un problema fare musica a Bari?
“All’inizio no. E’ uguale ovunque. L’iter è quello dappertutto. Quando poi raggiungi un livello più alto, può capitare che qualcuno ti chiami, magari dal nord. Però poi pensano che costi di più e allora tendono a preferire quelli della loro zona”
Vabbé, ma se ti chiamano gli impresari meridionali, la situazione è rovesciata…
“Paradossalmente no. Si tende sempre a preferire quelli che vengono da fuori, anche a parità di cachet e magari pure se gli altri hanno un curriculum meno nutrito”
La solita storia, San Nicola è amante dei forestieri?
“Sì, appunto, anche nel mondo della musica”
Negli ultimi anni, molti gruppi baresi hanno dichiarato la propria appartenenza politica, magari appoggiando candidati o esibendosi nelle varie feste durante le campagne elettorali. Tu credi che l’etichetta politica aiuti?
“Durante la campagna elettorale del Presidente Vendola, ci sono state esibizioni anche di cento gruppi che lo appoggiavano. Molti sono dichiaratamente schierati. Il mio gruppo certamente è vicino alla Sinistra, ma non amiamo le etichette”
Dimmi tre difetti che hai…
“Sono permaloso, impulsivo e testardo”
Ci vai giù leggero… E tre pregi?
“Sono lavoratore, creativo e… (ci pensa su per qualche secondo) Non me ne viene in mente un terzo…”
Tra un po’ ti sposi e dunque prima o poi sarai papà. Se tuo figlio venisse da te e ti dicesse che vuole fare il musicista?
“Non ci sarebbero problemi”
E se ti dicesse che vuole fare il bigliettaio?
“Sarebbe la stessa cosa. Nessun problema. Non caricherò mio figlio di aspettative”
Ok, giochiamo pesante. Se tua figlia volesse fare la Velina?
“Per forza? E che mestiere è? Non penso che si possa avere questo tipo di aspirazione nella vita. Fare la Velina è un inizio, non un punto d’arrivo… Poi, se magari va al casting per diventare Velina e la prendono per fare la Letterina… Poi rimane delusa… No, meglio di no”
Sei tu che hai scelto la musica o è la musica che ha scelto te?
“Sono io che ho scelto la musica”
Se tutto questo un giorno dovesse finire, se fossi costretto a smettere di fare musica, che faresti?
“Ecco, quello sarebbe un momento molto brutto”
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