Il film di Al Pacino è “Un rischio a due”

Christian Montanaro

Le conseguenze economiche e psichiche della dipendenza dal mondo delle scommesse sportive

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La dipendenza dal gioco d’azzardo come vera e propria patologia. C’è una tematica sociale di stretta attualità nell’ultimo lavoro di Al Pacino, il film Rischio a due, in programmazione in queste settimane al cinema multisala “Galleria” di Bari.

Brandon Lang, il protagonista del film, è interpretato da Matthew Mc Counaghey (“Come farsi lasciare in dieci giorni”), ma la trama ruota tutta intorno al personaggio di Walter Abrams (alias Al Pacino), famoso brookmaker di New York. Quando Brandon, a causa di un infortunio che ne mina la prosecuzione della carriera, si reinventa asso delle scommesse sportive, trova sul suo cammino l’esperto Abrams che ne intuisce le potenzialità e cerca di creare per lui, o meglio per John Anthony, lo pseudonimo che gli cuce addosso, un impero finanziario delle scommesse.

Da allora Brandon non ne sbaglia più una e si guadagna la fiducia incondizionata di Walter, che un po’ rivede nel ragazzo se stesso da giovane, provando dell’affetto paterno nei suoi riguardi. Il successo può dare però alla testa e in breve tempo Brandon manda alle ortiche tutto, non impegnandosi più come prima e giocando con la vita propria e dei suoi scommettitori di fiducia.

Il finale sarà a lieto fine, ma la pellicola presenta un contenuto psicologico – introspettivo non di poco conto, che evidenzia una problematica – quella del gioco di azzardo – che difficilmente abbandona chi ne ha subito in passato il fascino. Superfluo è ogni commento sulla prestazione di Al Pacino (“Il padrino” ; L’Avvocato del diavolo”). La versatilità di questa icona del cinema non cessa davvero mai di stupire e sembra condizionare in positivo il rendimento di chi gli ruota attorno, come attestano le felicissime interpretazioni del giovane Mc Counaghey e della seducente Renè Russo (“Arma Letale 3”), a quarant’anni nel pieno dello splendore fisico e della maturità artistica.

Regista è D. Caruso, al quale forse si può, però, muovere l’appunto di aver evidenziato poco la figura di Renè Russo, moglie di Walter Abrams, le cui evidenti fragilità psichiche forse richiedevano l’ampliamento della figura femminile di supporto. A livello fotografico e scenico forse ci si poteva attendere qualcosa in più, ma Caruso sembra aver puntato tutto sull’impatto emotivo e il contenuto introspettivo della trama, affidandosi ad un giovane di successo (Mc Counaghey) e ad una pietra miliare del cinema (Al Pacino).

Non ha mancato di sottolineare qualcuno come Al Pacino sia sprecato per questo genere di film. In realtà, sebbene la tematica trattata meriti rispetto, non foss’altro che per la sua rilevanza sociale, non v’è chi non veda come, senza la mimica facciale e la gamma espressiva del celebre attore, “Rischio a due” avrebbe perso molto del suo gusto.

Voto : 7

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