Bari: traumi post politiche

Antonella Ardito

Di Cagno Abbrescia sicuro del suo scranno a Montecitorio e dalla Margherita si leva il malcontento verso il primo cittadino

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Il crollo dei consensi per il centro sinistra nel capoluogo pugliese è tangibile e innegabile: Simeone di Cagno Abbrescia incassa il suo già scontato seggio alla Camera (l’ottavo posto nella lista di Forza Italia in Puglia lo metteva al riparo da qualsiasi dubbio), Alleanza Nazionale si impone al di sopra della media nazionale e segna la vittoria di Angiola Filipponio mentre l’Udc vede in Salvatore Greco la speranza per il futuro di una destra moderata.

Sul fronte del centro sinistra Bari segna il passo della Primavera Pugliese: sul banco degli imputati Michele Emiliano.
Al Sindaco si contesta il suo fare tanta politica e poca amministrazione, il suo atteggiarsi a sceriffo e il contatto non più diretto con la cittadinanza: che qualcosa si sia rotto tra Michele e i baresi è un dato di fatto appurato da tempo, spiegare la vittoria del centro destra in città con le crepe dell’amministrazione comunale del centro sinistra però non ha molto senso.
Forse è più giusto spiegare il 29% ottenuto dagli azzurri con l’innegabile forza di un imprenditore come Simeone Di Cagno Abbrescia, capace di creare attorno a sé un consenso, un’entourage di volti e voci che parte dai ceti più bassi, dagli operai e dai pensionati per arrivare alla upper class della Bari Bene.

La città ha votato l’ex Sindaco, non Berlusconi, perché di baresi in Piazza Prefettura venerdì 31 marzo ve ne erano davvero pochi: i forzisti baresi erano tutti lunedì sera nelle sede di Via Quintino Sella a stringere la mano all’ormai onorevole, a sventolare quelle bandiere tenute nascoste perché i dati degli exit poll alle 15 erano tutti per il centro sinistra.
Onore al merito per Simeone, che ad Emiliano non risparmia la stoccata “le strade, la città, sono sotto gli occhi della gente, e la delusione per come va l’amministrazione della città è palpabile.”
Ma adesso tocca a lui far sentire la voce della città in Parlamento, mettendo in evidenza le cose che non vanno, senza omologarsi alla logica del muro contro muro che sembra profilarsi tra le due coalizioni.

Sul Sindaco Emiliano intanto rischia di scaricarsi il malcontento dei partiti di sinistra, Margherita in primis: ecco l’errore da non fare.
La sinistra spaccata è da sempre l’arma migliore per la destra, uno dei bastioni su cui si è arroccato Silvio Berlusconi nella sua infinita campagna elettorale.
Le riflessioni sono necessarie, le polemiche al contrario sono inutili poiché generano spaccature, e un’amministrazione con alle spalle i partiti che si rinfacciano continuamente meriti e demeriti non può funzionare bene. Il danno cadrebbe sui cittadini che hanno espresso il diritto al voto, come è giusto che sia, a destra come a sinistra.

Per i mea culpa basta un giorno, da domani chi andrà e chi è già al comando deve pensare ai bisogni di chi l’ha votato e di coloro che hanno votato il contrario.

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