Bari Calcio Carrus-dipendente
Terminata l’imbattibilità di Gillet , per fortuna la classifica non ne ha risentito molto
Si è fermata a 386′ minuti la imbattibilità di Jean Francois Gillet. E con essa si è fermata la fila di vittorie consecutive del Bari. La spettacolare punizione con cui Carparelli (uno abituato a categorie superiori) ha trafitto il portiere belga ha sollevato più di un rammarico. Era una partita, infatti, che il Bari poteva e doveva far sua. Se il guardalinee nel finale non avesse fermato Guidoni, oggi staremmo addirittura a commentare un altro risultato. Al di là del risultato, ciò che proprio non è piaciuto della partita dei biancorossi è stato l’atteggiamento remissivo con cui la squadra è scesa in campo nella ripresa.
Con tutto il rispetto per la Cremonese, la sua reazione d’orgoglio nei secondi 45′ minuti è parsa tutt’altro che irresistibile. La sensazione che si è avuta è stata invece di un peccato di presunzione del Bari, che forse era già convinto di avere i tre punti in tasca e ha sottovalutato l’avversario. La classifica, per fortuna, non ha subito particolari scossoni, ma il Bari – come già detto in precedenti articoli – non deve affidarsi troppo alla “dea bendata”. In attacco, per esempio, la partita si poteva chiudere molto prima.
Già nel primo tempo Santoruvo e Ganci avevano avuto degli autentici inviti a nozze sotto porta dall’infaticabile Carrus, ma non avevano centrato il bersaglio. Nella ripresa poi il buio assoluto. Oscuratosi Carrus, sono mancati i rifornimenti alle punte e il gioco d’attacco ha latitato. La questione non è di poco conto, perché il Bari continua a trasmettere l’impressione di essere una squadra un po’ troppo “Carrus – dipendente”, e la prova la si è avuta soprattutto nel periodo in cui il “Pizarro barese” non è potuto essere a disposizione di mister Carboni. Del resto le formazioni avversarie lo hanno capito e prendono le adeguate contromisure, o piazzandogli un difensore contro o raddoppiandogli la marcatura addosso.
Ci vorrebbe perlomeno una variante tattica, ma questa andrebbe trovata sulle fasce, dove i problemi si accavallano. Da un lato, infatti, si sente la mancanza dei cross di Scaglia, mentre dall’altro l’ultimo La Vista sceso in campo non garantisce quella qualità espressa nell’arco della scorsa stagione.
Stando così le cose, non si possono certamente pretendere gli straordinari da Pagano, che non ha nel cross la sua arma migliore. Ne deriva un gioco prevedibile e lento che alla lunga finisce con l’essere neutralizzato dall’avversario di turno. Nelle ultime settimane il Bari ha fatto grandi progressi, è vero, ma i miglioramenti sono ad onor del vero coincisi con il maggior rendimento della difesa. Quanto all’attacco, invece, non sono poi così tante 4 reti in altrettante partite. La media di un goal a gara. Un bottino sufficiente, ma che non mette al riparo la posta in palio nel momento in cui la formazione avversaria riesce ad agguantare il pareggio (e questo – si badi – è già accaduto 10 volte in questa stagione). Qualcosa va dunque oliato in mezzo al campo, dove vanno trovate alternative in fase di impostazione di gioco a quella che passa per i piedi del solito Carrus.
L’anno scorso, per citare un esempio, il Bari segnava molto di più sulle palle inattive. Sibilano, Santoruvo e Dionigi si divertirono parecchio sugli spioventi in area.In questo campionato una sola volta il Bari è andato in rete su azione di calcio d’angolo e 0 volte – dato non casuale – su calcio di punizione diretto. Una statistica sulla quale occorre riflettere.
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