Anche Chiavalon sorride

Antonella Ardito

Nel cantiere i volti dei tecnici sono distesi, attorno c’è un gigante ferito ma non ancora sconfitto

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Si chiama Giovanni Conte ed è l’Amministratore Unico della General Smontaggi, la società novarese di demolizione, che rimarrà nella storia di Bari come l’angelo smantellatore o meglio come da lui stesso definitosi, insieme a tutti gli uomini dell’azienda “il creatore di nuovi spazi” per la città.
Lui è l’uomo del botto, colui che ha girato la manovella, un congegno quasi arcaico che ha buttato giù i primi settantamila metri cubi di calcestruzzo di Punta Perotti.

“E’ stato semplice come accendere una lampadina” dichiara ai giornalisti che gli si fanno attorno, ma poi con un  tono più serio afferma che “come Amministratore Unico era giusto che fossi io a prendermi questa responsabilità.”
Con gli altri tecnici era nascosto dietro il II palazzo che cadrà giù il prossimo 23 aprile ed in completa sicurezza ( a soli 60 metri di distanza dal cataclisma) è entrato nella storia, facendo saltare le 160 cariche disposte nei primi 4 piani dell’edificio: “Mille cento sessantaquattro fori dove hanno trovato posto i candelotti di gelatina, venti centimetri di lunghezza per due e mezzo di spessore, inseriti con un metodo molto moderno…un bastone di legno” aggiunge Beppe Zandonella, responsabile dei procedimenti esplosivi, che dal 1984 lavora con  Giovanni Conte a demolire sovrappassi autostradali, capannoni industriali e tanti altri manufatti in giro per l’Italia, da Torino a Milano per arrivare giù fino a Napoli.

E’ passata ormai più di un’ora dal botto e il cantiere ha un’aurea paradossale: da una parte i vani scala dei primi tre moduli collassati in soli tre secondi coricati sulle macerie sembrano chiamare l’ultimo modulo ad adagiarsi al suolo; dall’altro lato il gigante gemello sembra voler ancora resistere nel cielo ormai velato e al vento che ha preso la direzione della tramontana, ma sa di avere i giorni contati.
Non si poteva buttar giù tutto insieme, perché in base alle nuove norme antiterrorismo c’è un tetto massimo di esplosivo e di detonatori che possono essere utilizzati per questi scopi detti “civili”.
I trecento chilogrammi di tritolo, il GomaDue, la gelatina esplosiva più potente che c’è, son giunti da Grumo Appula alle 6.37 del primo aprile.

In questo cantiere aperto il 21 febbraio ci accoglie finalmente sorridente l’Architetto Stefano Chiavalon: se la palma del più simpatico va all’Amministratore Unico, al responsabile dei lavori si riconosce un’indubbia dedizione al lavoro.
Sempre schivo con i giornalisti, dopo il botto è più rilassato: “La struttura si è disarticolata come si prevedeva, il taglio progettato (del modulo, cioè della quarta parte dell’edificio che è rimasta in piedi) è andato bene e non ci sono lesioni; inoltre il ribaltamento dei vani scala è avvenuto come da calcoli effettuati. Sono stati recuperati i simografi dalla massicciata ferroviaria e dalla casa del casellante ma dai primi dati i valori sono molto bassi.” Solo alla polvere non si è potuto rimediare, nonostante gli idranti, ma la perfezione, si sa, non è di questo mondo.

Salutando Chiavalon e ricordandogli quanto per Bari questo momento è estremamente speciale, l’architetto ci ricorda  che “per voi è un momento storico, per noi è un lavoro, ma tanto importante, ve lo assicuro.”
E magari capiamo anche quella reticenza attorno ai tavoli delle conferenze stampa…ma alla fine dei 175 giorni previsti per le operazioni di demolizione, l’architetto venuto dal nord si porterà negli occhi e nel cuore una città con un lungomare luminoso e libero come nessun altro, e in fondo in fondo ammetterà che in questo momento storico ci è dentro anche lui.

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