Punta Perotti: la forza di indignarsi

Piero Ricci*

Piero Ricci, attualmente in forza a Repubblica Bari, ricostruisce un momento topico della vicenda di Punta Perotti. “La Città”, quotidiano coraggioso

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Era un lunedì. Un giorno particolare: il lunedì dell’Angelo, la Pasquetta del 1996. Giorno di festa per tutti tranne che per i giornalisti de “La Città”, fratellastro del “Quotidiano” di Lecce, da pochi giorni sbarcato a Bari, tra l’incredulità generale per quel tabloid che aveva la presunzione di infastidire il monopolio della “Gazzetta del Mezzogiorno”.
Un giorno particolare, quella Pasquetta del ’96: non c’era un bar aperto per addentare un tramezzino e pagarlo anche a peso d’oro nelle vicinanze dell’Executive Center di via Amendola, dov’era ospitata la sede de “La Città”. <Facciamo un salto in centro>, propose il caporedattore, un barbuto brindisino che, dal primo numero date alle stampe il 14 marzo, non aveva mai messo naso oltre l’incrocio di via Amendola con corso Alcide De Gasperi.

Il nostro pellegrinaggio, in cerca del desco quotidiano, finì davanti al Riviera sul lungomare Nazario Sauro: l’Alfa del caporedattore parcheggiata lì davanti ai tavolini all’aperto, il panino, il caffè e l’inversione di marcia per il ritorno bloccata dalla curosità del caporedattore. <Cos’è quel cantiere lì in fondo?>, chiese. <Non la riconosci? E’ Punta Perotti: è solo un po’ più scarna della foto pubblicitaria che abbiamo già pubblicato per la vendita degli appartamenti>, rispondemmo da scafati ciceroni. <Ma è enorme. Possibile che sia così vicina al mare?>.

L’inchiesta giornalistica (quella giudiziaria partì un anno dopo), cominciò così. La pubblicità per la vendita degli appartamenti sparì. Qualche mese dopo sparì anche il giornale che cessò le pubblicazioni, le riprese per un paio di mesi sul finire del ’97. Ma questa è un’altra storia.
A dieci anni da quell’inchiesta giornalistica che non potrà raccontare su quelle stesse pagine l’epilogo che nessuno era in grado di prevedere, Bari è cambiata. Dal pomeriggio di domenica cambierà anche skyline. E siamo cambiati anche noi, perchè le paginate che Michele Mascellaro scrisse in quei pochi mesi, hanno restituito al giornalismo barese la capacità di cimentarsi con l’inchiesta.

Ma l’insegnamento vero è un altro.
Come giovani cronisti, avevamo visto e rivisto più volte l’ecomostro, l’avevamo sfiorato, quasi distrattamente toccato, era diventata ormai parte della nostra quotidianità. Ma l’assuefazione alle grandi opere come lo Stadio San Nicola, realizzato per i Mondiali di calcio del ’90, quelle che, in scala minore, si sarebbero realizzati per i Giochi del Mediterraneo del ’97, ci aveva relegato in una sorta di cecità che ci impediva di vedere non l’orizzonte ma la “saracinesca” che lo offuscava, come un’eclissi in quella splendida Pasquetta di sole di cui s’accorse, con la curiosità d’un turista prima ancora che di cronista, il nostro caporedattore: quando la “saracinesca” sarà abbassata per sempre, a colpi di tritolo, bisognerà che ci si abitui alla legalità. E si abbia la forza di indignarsi sempre perchè ci sono voluti dieci anni per abbattere Punta Perotti ma non dimentichiamo nemmeno che non sono bastati 15 anni per ricostruire il Petruzzelli.

*Repubblica-Bari

 

 

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