“La Città” : il quotidiano che innescò l’inchiesta su Punta Perotti
L’abbattimento? Non sono d’accordo e vi spiego perchè
Il 26 giugno 1996 si aprono ufficialmente le due inchieste – quella giornalistica e quella giudiziaria – su Punta Perotti. Quando “La Città”, un piccolo giornale locale nato pochi mesi prima da una felice intuizione di Claudio Signorile, pubblica il primo articolo, a mia firma, su quello che è stato poi definito l’ecomostro di Bari.
Con queste parole è cominciato tutto: “Punta Perotti, cosa si cela dietro il palazzaccio? L’orizzonte prima di tutto. Ma non solo. Basta scostare un po’ la polvere che in quasi dieci anni si è accumulata su delibere, concessioni e progetti edilizi, per scoprire una fitta trama di coincidenze che hanno spianato la strada ad un progetto, quello di Punta Perotti, appunto, che sembrava avere un destino tutt’altro che facile (…)”.
L’inchiesta giudiziaria, pure se iniziata tempestivamente e con lodevole determinazione grazie all’attenzione di due bravi magistrati come Roberto Rossi e Ciro Angelillis, non ha portato a provare quanto il sottoscritto e tutto il giornale aveva intuito e reso pubblico con la sua inchiesta giornalistica.
Per questo motivo, soprattutto, a distanza di dieci anni da quella che io considero la mia inchiesta, non sono d’accordo con l’abbattimento di Punta Perotti. La mia inchiesta ha sollevato il problema, ponendosi interrogativi e dubbi; la magistratura ha aperto una inchiesta; ha indagato; non è riuscita a fugare quegli interrogativi e quei dubbi con prove certe e concrete. Pertanto, per amore di giustizia, che è l’unica cosa che mi ha spinto ad intraprendere quella e successive iniziative, oggi sono contrario all’abbattimento. Mi dispiace, forse deluderò qualcuno, ma la penso così.
*Vicedirettore di “Taranto Sera”
Quando viene pubblicato questo articolo, di cui ho citato solo l’attacco, l’inchiesta giornalistica su Punta Perotti, è già stata fatta. Nelle settimane precedenti, anche grazie ad un direttore disinteressato e coraggioso come è stato Sergio Talamo, il quale ha consentito che mi distaccassi completamente dal lavoro della redazione per quasi un mese.
L’inchiesta giornalistica ha portato alla luce un sistema di potere, una lobby la chiameremmo oggi, che credeva di poter fare qualsiasi cosa nella e della città di Bari, grazie al pavido silenzio di molti ed alla pigrizia dei cittadini. E’ la lobby delle grandi famiglie, come l’ho chiamata allora, che costruisce e distrugge senza porsi ulteriori problemi, chiedendosi solo se è un affare oppure no.
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