Riapre il Margherita: per un giorno il Teatro sospeso sull’acqua ritorna a vivere grazie al Fai

Antonella Ardito

Grande affluenza di pubblico, musica e danze: un domenica di primavera da ricordare

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Tocca ai giovani studenti del Giulio Cesare Linguistico il compito di guidare migliaia di persone all’interno del Margherita, nella speranza che almeno loro abbiano più tempo per vederlo ricostruito.
E’ uno scheletro malconcio quello che si presenta agli occhi dei baresi che per tutta la giornata di ieri hanno approfittato della quattordicesima edizione delle giornate del Fai per visitare il vecchio politeama: coincidenza strana, a otto giorni della prima implosione di Punta Perotti.

Il teatro venne costruito nel 1893 sulle palafitte (il primo in Europa) per aggirare l’accordo tra comune e i Petruzzelli che non prevedeva la costruzione di altri teatri sul suolo comunale: venne considerato un pugno in un occhio, che chiudeva la vista di Corso Vittorio Emanuele verso il mare, e incendiato dopo solo nove mesi.
Oggi è un bene di rilevanza storica e culturale che inizia a conoscere le prime robuste  ristrutturazioni grazie ai quattro milioni di euro stanziati dal Fondo per l’Ambiente Italiano.

Nel 2008 dovrebbero essere conclusi i primi lavori ma intanto si festeggia il primo passo (comunque simbolico) del riappropriarsi  di uno spazio culturale da parte della città: a farlo in prima persona è il Maestro Paolo Lepore, che con i ragazzi del Conservatorio Nino Rota di Monopoli propone omaggi in musica da Kurt Weil e l’Opera da Tre Soldi ma anche Fellini e naturalmente Nino Rota.

Niente di più appropriato per questo Cine Teatro nato come luogo di svago, dove mangiare, divertirsi con il Varietà e dal 1921 anche luogo dove vedere film, ma che conobbe anche il destino infausto di magazzino durante l’occupazione americana, con le conseguenti devastazioni della guerra.
Negli anni ’80 solo Il Circolo della Vela ne teneva ancora alta la memoria, passando alla storia per il seppur breve passaggio di Lady Diana.

Adesso si guarda al Margherita come possibile alternativa al Petruzzelli: molti lo vogliono di più semplice e immediata ricostruzione ma guardando in faccia la realtà ci si ritrova di fronte due ruderi che solo nelle antiche forme ricordano il passato glorioso. Ai soldi e alla volontà politica passa la palla reale della ricostruzione.

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